Tema: Con franchezza
Canto iniziale: Una parola
At 4,13-20
Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare. Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo: «Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo. Ma perché non si divulghi maggiormente tra il popolo, proibiamo loro con minacce di parlare ancora ad alcuno in quel nome». Li richiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di insegnare nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato».
Commento
Il termine parresia nel Nuovo Testamento ricorre per indicare la predicazione degli apostoli ed è una delle chiavi del successo della loro predicazione. In precedenza, era un termine politico della democrazia ateniese, che indicava la ricerca e la comunicazione agli altri della verità. È una qualità del discorso, che manifesta il rapporto tra colui che parla e la verità e che significa “dire apertamente quello che si pensa, si ritiene vero”, anche se quanto si dice è rischioso per l’incolumità o per la reputazione di chi parla.
La parresia Pietro e di Giovanni crea sconcerto nel sinedrio, che cerca di impedire ai due apostoli di continuare a parlare nel nome di Gesù. Le parole di Pietro e di Giovanni hanno un’evidenza spiazzante, che rende il sinedrio incapace di rispondere. Il sinedrio rifiuta la spiegazione della guarigione che Pietro e di Giovanni avevano presentato, perché accoglierla avrebbe comportato lo screditamento delle autorità ebraiche che avevano deciso la morte di Gesù. L’unica cosa che il sinedrio riesce a fare è aggredire e minacciare, pensando che ciò basti a fermarli.
Sulla base della testimonianza di Pietro e di Giovanni possiamo dire che la parresia viene manifestata dalle conseguenze che subisce chi la pratica ed è legata alla libertà interiore. Non è la manifestazione delle capacità oratorie, né si riconosce dall’effetto che produce in chi ascolta.
Ai discepoli il dono della parresia viene da due esperienze di Gesù che lo Spirito ha riportato alla loro memoria:
- Durante il processo Gesù risponde al sommo sacerdote di aver sempre parlato pubblicamente, procurandosi in questo modo lo schiaffo da parte della guardia. Gesù non si intimorisce, anzi rivolge alla guardia una domanda.
- La stessa parresia Gesù manifesta nell’incontro Pilato, quando dice di essere re, ma non come intendono i potenti del mondo.
Parlare francamente e apertamente chiede che il contenuto sia tratto dall’esperienza di chi parla. Infatti, parla con parresia solo chi è costantemente alla ricerca della verità ed è disposto a mettersi discussione. Parresia non è, dunque, parlare senza filtri, imporre i propri obiettivi o parlare con spontaneità. La parresia si acquisisce mettendosi alla scuola della disciplina, accettando la verità su sé stessi, l’onesta intellettuale e la rettitudine morale.
Questa è la via descritta negli Atti, che sono il racconto di chi desidera trasformare la realtà, portare la verità e la giustizia, cambiando innanzitutto sé stessi.