Tema: Capisci quello che stai leggendo?
Canto iniziale: Dentro l’anima
At 8,1b-6.26-40
In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samaria. Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Saulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere.
Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.
Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva.
Un angelo del Signore parlò a Filippo e disse: «Àlzati e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etìope, eunuco, funzionario di Candace, regina di Etiopia, amministratore di tutti i suoi tesori, che era venuto per il culto a Gerusalemme, stava ritornando, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaia. Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti e accòstati a quel carro». Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». Egli rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui. Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:
Come una pecora egli fu condotto al macello
e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa,
così egli non apre la sua bocca.
Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato,
la sua discendenza chi potrà descriverla?
Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita.Rivolgendosi a Filippo, l’eunuco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Gesù. Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c’era dell’acqua e l’eunuco disse: «Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?». Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunuco, ed egli lo battezzò. Quando risalirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunuco non lo vide più; e, pieno di gioia, proseguiva la sua strada. Filippo invece si trovò ad Azoto ed evangelizzava tutte le città che attraversava, finché giunse a Cesarèa.
Commento
Dopo l’uccisione di Stefano scoppia una persecuzione violenta che colpisce in particolare i cristiani ellenisti, genera una dispersione di questa parte della comunità e allo stesso tempo favorisce la diffusione del Vangelo. La missione di Filippo si colloca in questo contesto e ha tre conseguenze: la conversione di un’intera città, il battesimo di Simon Mago e il battesimo del funzionario.
Introducendo la figura dell’angelo del Signore, Luca vuole avvertire che sta per accadere qualcosa che è impossibile e che la volontà di Dio opera in modo attivo. Nello stesso contesto lo Spirito Santo compare come voce che parla a Filippo, provoca gli eventi, guida i personaggi e in particolare rapisce Filippo, come aveva fatto con i profeti.
Il funzionario aveva il compito di gestire il tesoro della regina di Etiopia, ma con un gioco di parole Luca vuole indicare che diventerà amministratore di un altro tesoro, ben diverso dal precedente. Inoltre, secondo Deut 23,2, un eunuco non poteva entrare nella comunità del Signore, perché non poteva essere circonciso. Però, il capitolo 56 di Isaia, il profeta che l’eunuco sta leggendo, aveva annunciato un tempo in cui gli stranieri e gli eunuchi avrebbero fatto parte dell’alleanza e sarebbero entrati nel tempio. Si apre dunque una speranza per lui e si profila la realizzazione di una profezia di Isaia, in base alla quale a Gerusalemme sarebbero arrivati gli Etiopi per adorare il Dio di Israele.
L’incontro tra Filippo e l’eunuco avviene per opera di Dio. In particolare, da un lato Filippo è molto obbediente, come il profeta Elia, e fa tutto ciò che gli viene chiesto, dall’altro il funzionario è in ricerca, perché stava leggendo il testo di Isaia. I due entrano immediatamente in dialogo e Filippo spiega che l’unica chiave per comprendere la Scrittura è il Risorto.
L’eunuco legge nella profondità della Scrittura e vi ritrova la propria condizione umiliante, che non gli consentiva di avere una discendenza. Dalla lettura della Scrittura intuisce una possibilità: per lui c’è una fecondità improvvisa che può cogliere solo grazie all’aiuto di Filippo e che lo porterà ad entrare in un rapporto nuovo con se stesso. Questo approccio vale anche per noi: se non leghiamo i tagli della nostra vita al Risorto, difficilmente potremmo comprendere le novità che si aprono.
La gioia del funzionario è il frutto dell’incontro con il Signore della Vita, avvenuto grazie a Filippo: ora ha il coraggio e la forza per fare la strada verso casa: grazie a Filippo, che esce improvvisamente di scena, è libero dall’idea che la propria umanità sia recisa e può fare spazio alla discendenza evangelica, che nascerà dalla sua testimonianza.