Tema: Non riuscire a resistere alla sua sapienza
Canto iniziale: Uniti a Te
At 6,8-15.7,54-8,1a
Stefano intanto, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio. Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: «Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato».
E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.
All’udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano.
Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì.
Saulo approvava la sua uccisione.
Commento
È il terzo processo che la comunità dei cristiani subisce dopo la morte di Gesù: le accuse sono molto precise e la pena è capitale. C’è una crisi forte all’interno della comunità giudaica, in cui i cristiani cominciano a vivere secondo gli insegnamenti di Gesù, creando così una rottura.
Stefano vive la propria fede nella comunità, ha un compito di servizio ed è uomo pieno di fede e Spirito Santo: tutti questi aspetti lo avvicinano ai cristiani di ogni tempo. In particolare, essere pieno di fede e Spirito Santo consente a Stefano di leggere i segni dei tempi e di agire secondo l’amore del Risorto. Per questi motivi Stefano è un testimone che nel proprio modo di agire con gli altri incarna ciò in cui crede: la sua umanità è in continua trasformazione sulla scia di Gesù, che imita in tutto fino alla morte. D’altra parte, la sua testimonianza genera opposizione e rifiuto, perché i giudei non riescono a resistere alla sua sapienza, che non viene dallo studio delle Scritture, ma dalla sua personale relazione con Gesù.
Il primo effetto della testimonianza di Stefano è la conversione di Paolo, che nell’esperienza del primo martire ha visto la possibilità reale di amare come il Signore e la rinuncia all’assolutizzazione ideologica del tempio, che non è necessario per aver un rapporto con Dio.
In Stefano è del tutto centrale la relazione con il Signore ed è questa relazione forte e costante a trasfigurare il suo volto e renderlo simile a Gesù.
Anche a noi viene donata questa sapienza dalla Parola di Dio, purché siamo uniti al Signore e la relazione con lui, che modifica il nostro quotidiano, illumini la vita personale e indichi sentieri nuovi da percorrere, consapevoli che non mancheranno traumi, ostacoli e correzioni.
In questo brano Saulo appare come un fondamentalista, chiuso nella propria mentalità, ma dopo la vocazione, Paolo dirà che il mistero di Gesù è scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani. Anche Paolo, dunque, testimonierà che l’unico modo per aprirsi a una sapienza superiore ed esistenziale è nella relazione personale con Cristo.