Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Fare ciò che è in nostro potere

Canto iniziale: Anch’io per te

Mc 14,3-9

Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».

Commento

I discepoli non si rendono conto di ciò che il Gesù sta vivendo: lo lasciano solo e si fermano a una lettura superficiale dei fatti. Trattenuti dai propri progetti politici e dal proprio sentire, non solo non riescono a vedere che quello compiuto dalla donna è un gesto regale, ma pronunciamo anche delle parole sagge. Con il loro sdegno, infatti, dimostrano di aver capito qualcosa di ciò che il Signore ha fatto e insegnato: al centro ci sono poveri!

Gesù, d’altra parte, risponde al loro sdegno, richiamando Dt 15,11 (Poiché i bisognosi non mancheranno mai nella terra, allora io ti do questo comando e ti dico: “Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e bisognoso nella tua terra”), ma dando allo stesso tempo al testo un senso diverso. Infatti, non accoglie l’istanza dei discepoli e la tradizione ebraica che legava l’elemosina alla Pasqua.  

Gesù legge il gesto della donna a partire da ciò che sta vivendo e per comunicare i propri sentimenti. È come se dicesse: “Io sto per morire come un ribelle, ho bisogno di conforto, la mia umanità è vera e sono lacerato dalla paura della morte. Con quanto ho fatto e detto ho creato il clima di morte in cui mi trovo. Perdipiù mi rendo conto che mi tradirete. Ho bisogno, perciò, di qualcuno che mi tocchi e mi parli con dolcezza”. Per Gesù accogliere il gesto della donna è stato dunque la possibilità di aprire uno spiraglio sui propri sentimenti.

In effetti la donna è stata vicina a Gesù, è stata presente nella notte che stava attraversando e gli ha permesso di guardare oltre la morte, conducendo Gesù a fare centro sulla gloria, cioè sull’amore leale e gratuito del Padre, che gli permette di affrontare la sofferenza e la morte.

Il fatto che il nome della donna non sia noto significa che al centro c’è il Signore, capace di ringraziare e di gioire per il suo gesto: la donna non gli ha chiesto nulla in cambio, ma ha dato tutta sé stessa, e Gesù ha spiegato che tipo di consolazione aveva ricevuto.

Canto finale: Vertiginosa intimità

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