Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Bellezza e ascolto

Canto iniziale: Il servo di Jahvè

Mc 9,2-9

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti.

Commento

Dopo il deserto della meditazione precedente troviamo il monte, dove avviene la trasfigurazione. Il Padre è presente di nuovo e ripete la stessa frase, chiamando Gesù figlio. Nel Vangelo di Marco il deserto e il monte racchiudono tutta la vita pubblica di Gesù: nel deserto è impegnato a lottare ogni giorno con il tentatore e resta saldo nell’amore del Padre, sul monte il figlio viene trasfigurato. I discepoli lo vedono risplendere della stessa luce di Dio e lo splendore degli abiti indica che l’intera creazione è destinata condividere la stessa bellezza.

L’alto monte ricorda il Sinai, ma la storia è diversa. Qui il Padre non consegna la Legge, ma un uomo bellissimo e luminoso, che affascina in modo incredibile: è Lui che gli uomini ascolteranno e non più la Legge.

Gesù porta con sé tre dei suoi amici, perché vuole condividere tutto con loro, realizzando una compagnia autentica e piena della vita, che poi potranno portare anche agli altri.

Il Tabor, dove, secondo la tradizione, è avvenuta la trasfigurazione, è un monte isolato, ricoperto di lecci, carrubi e pini, con uno spazio dedicato ai sacrifici. Il Vangelo però non nomina mai il Tabor, per questo motivo possiamo dire che l’alto monte non indica un luogo materiale, ma un’esperienza interiore, in cui si si realizza una manifestazione di Dio e in cui l’intimità con il Signore raggiunge il culmine.

In questa esperienza Gesù allontana i suoi dai calcoli umani e li porta a guardare le cose da un altro punto di vista, cioè dalla prospettiva del Padre: chiunque voglia amare il Signore e gli altri come fa Lui e voglia costruire delle relazioni umane deve fare questa operazione di cambiamento di prospettiva.

Anche in questo momento non facile, in cui si profila la morte, Gesù non indossa la veste oscura dell’uomo sconfortato, ma la vesta bianca, a indicare la differenza tra la prospettiva umana, che si fonda sullo sforzo, e quella di Dio, che è caratterizzata dalla gioia.

Sul monte Gesù è oggetto di trasfigurazione: la luce è un riflesso della sua divinità, che non viene dall’esterno, ma è l’emergere della verità più profonda della sua persona. Questa luce non abbaglia o incanta, ma diventa parola e invita a camminare.

Pietro non gradisce questa prospettiva e vorrebbe rimanere in quella stessa condizione, cioè nel proprio modo di amare. Il Padre, però, non invita a vedere, ma ad ascoltare il figlio.

Elia e Mosè sono tutti e due profeti. Tutti e due sono uomini del deserto e hanno avuto un rapporto particolare con la morte: Mosè muore nel deserto, senza entrare nella Terra della Promessa; Elia si rifugia nel deserto e non conosce la morte, perché viene rapito su un carro di fuoco. Tutti e due sono uomini che si sono lasciati trasfigurare dall’incontro con Dio, non si sono fermati nella loro fragilità e hanno avuto il coraggio di ripartire, stando accanto al loro Dio.

Anche Gesù si scontrerà con la morte in un modo originale. In Lui i discepoli non hanno visto un’umanità diversa, ma un uomo che nella fragilità e nell’apertura a Dio, nella tenacia e nella capacità di affrontare le situazioni difficili si affida sempre al Padre.

Questa è la bellezza di Gesù, che appare dunque come un uomo di Dio. La bellezza di Gesù affascina e fa venire la voglia di vivere come figli e come fratelli. A trasfigurare Gesù è ciò che i discepoli sentono dalle nuvole, cioè la parola d’amore del Padre per Lui: chi è amato non lascia posto alla rassegnazione, al cinismo e alla tristezza.

In questo contesto anche i tre discepoli hanno un profilo chiaro: Pietro non è solo il prescelto, che rinnega il Maestro, è anche il pescatore amato, reso da Dio pescatore di uomini, che riconosce Gesù come Messia, confesserà la propria debolezza e riprenderà il cammino alla sequela delle Signore.

Giacomo e Giovanni non sono solo i figli del tuono, che il Vangelo di Marco presenta come intransigenti, sono anche quelli che hanno un fuoco interiore che li porta alla disponibilità a morire per Gesù: Giacomo sarà il primo martire dei discepoli e Giovanni vive un fuoco ardente per Gesù.

In definitiva possiamo dire che l’umanità non è uno ostacolo, ma è lo spazio in cui la Parola di Dio cerca casa, si lascia illuminare da Dio e risplende di autenticità.

 

Canto finale: È l’ora

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