Tema: Quaranta giorni
Canto iniziale: Sulle sue ali
Mc 1,9-14
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio.
Commento
A differenza degli altri racconti evangelici, Marco non riferisce le parole tra Giovanni Battista e Gesù, ma registra solo un incontro, che accade grazie alla fedeltà con cui ciascuno dei due personaggi sta vivendo la propria vocazione. È un incontro raccontato attraverso i gesti: Gesù si muove e viene battezzato; Giovanni immerge Gesù nell’acqua, che passa dall’essere affogato all’essere rialzato, cioè all’essere strappato dal vortice della morte, del male e del peccato. È un gesto che porta a compimento la scelta di Gesù di mettersi in fila con gli altri uomini peccatori per ricevere il battesimo, cioè per chiedere il perdono di Dio.
L’unica parola che si ode è quella del Padre che scende dall’alto quando Gesù sta uscendo dalle acque. Non è una parola che annuncia il perdono, ma dice l’amore del Padre e dello Spirito che vanno incontro a Gesù. Qui Gesù comprende la propria missione di Messia: portare la comunione con gli ultimi, che sono lì in fila a farsi battezzare.
In questo momento si squarciano i cieli così come alla morte di Gesù si squarcerà il telo del tempio. È un segno che dice che è finito il tempo dell’incomunicabilità tra l’uomo e Dio: Gesù è il figlio amato, in cui c’è il compiacimento di Dio, in cui è perfetta la corrispondenza tra il sentire del Padre e quello di Gesù.
Nel Vangelo di Marco il deserto non è il luogo della tentazione: è il luogo dove il Battista battezzava, il luogo della solidarietà e della purificazione, in cui l’uomo si abbandona a Dio, per cercare la solitudine e sé stesso; è una condizione dell’uomo in cammino per tutta la vita, in cui la tentazione è un fatto continuativo, come lascia intuire il numero quaranta, che richiama il diluvio di Genesi, la permanenza di Mosè sul Sinai, il cammino di Israele nel deserto raccontato nel Deuteronomio, la presenza di Elia nel deserto, il dominio subito da Israel, di cui si parla nei Giudici.
Il deserto presentato da Marco è abitato da belve selvatiche e angeli, che richiamano l’eden e che presentano un luogo in cui l’uomo è più vicino a Dio.
In questo tipo di quaresima Gesù è chiamato a poggiarsi sull’essere amato dal Padre e sul fatto di sentire come il Padre: queste certezze di fondo gli consentono di vivere la tentazione senza tentennamenti, come occasione per essere solidale e in comunione con gli uomini e in unione con il Padre e dello Spirito.
Gesù rimane nel deserto fino a quando Giovanni opera e dopo il suo arresto non va a Gerusalemme, ma in Galilea, cioè nella regione screditata, in cui la religiosità ebraica è contaminata dal paganesimo. La Galilea rappresenta la nostra esistenza quotidiana, è il segno dell’incontro tra Gesù e tutta l’umanità.
Questa quaresima è dunque il tempo per incrementare la nostra umanità, per vivificarla, facendo appello a tutte le nostre energie. Non ci fissiamo su ciò che non va, ma teniamo lo sguardo fisso sulla pienezza in cui Dio ci ha coinvolti.
Ognuno di noi è l’amato di Dio, e questo ci porta a centrare sull’essenziale, per diventare semplici e fecondi, per generare la vita intorno a noi. Anche se siamo in difficoltà, possiamo ripartire, perché siamo in quella fila di peccatori in cui c’è Gesù e possiamo perciò riconoscerci piccoli, fragili, amati. Il Signore ci indica due modi per ravvivare la nostra umanità: l’amore fraterno e il perdono.
L’amore fraterno consiste nel prenderci cura degli altri, nutrendoli di tenerezza; il perdono nella liberazione del futuro degli altri che ci hanno ferito.Gesù porta con sé la tenerezza e il perdono senza misura, fondamento della fraternità universale.