Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta

Canto iniziale: Un Dio così

Lc 16,1-9

Diceva anche ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.

Commento

Nella parabola due sono i personaggi principali: 

  • L’amministratore, che agisce senza scrupoli e ha le mani in pasta nei beni del padrone, il quale si fida di lui, tanto che non ha mai verificato il suo operato
  • Il padrone, ricco e interessato a far fruttare i propri beni, ma intenzionato anche a mantenere il proprio stile nella amministrazione dei beni che ha. Alle voci dei delatori, il padrone decide subito il licenziamento dell’amministratore, prima ancora di verificare i libri contabili. 

Anche noi possiamo considerarci amministratori: il Signore ci invita a verificare se siamo amministratori scaltri, se siamo a servizio di un Altro e se gestiamo le cose secondo il suo stile oppure se preferiamo organizzarci secondo logiche nostre.

Nella gestione delle cose di tutti siamo dunque interpellati a vagliare i rapporti che costruiamo con i membri dell’équipe, a vedere come traffichiamo il bene che condividiamo, a considerare come curiamo i progetti che abbiamo a cuore. Se non abbiamo chiaro qual è il nucleo del nostro sevizio, rischiamo di sperperare i beni che abbiamo ricevuto.

L’amministratore, una volta scoperto, non rimette in conti in regola, ma pensa prima di tutto a sé stesso e cerca di salvarsi: si fa degli amici usando le ricchezze di un altro, per essere accolto dai nuovi amici, una volta licenziato.

È sorprendente però il giudizio finale del padrone, che loda l’amministratore per il suo modo di fare. La sorpresa è ancora maggiore se si considera che Gesù dice di imitare l’amministratore per essere accolti nelle dimore eterne. 

È evidente che il padrone non è interessato all’accumulo e che gli è piaciuto il modo con cui l’amministratore sia riuscito a costruire amicizie nuove. Di fatto l’amministratore non sta più rubando, ma si sta facendo degli amici con le ricchezze di un altro, ispirandosi forse a un tratto che avrà visto nel padrone, sempre attento a costruire delle relazioni. 

Dunque, come per il padrone è importante scambiarsi beni, perché questo significa generare relazioni nuove, così anche per Gesù è importante trafficare i beni per generare reciprocità e relazioni. Si tratta dei beni materiali, dei nostri talenti, dei progetti, delle équipe, dei legami e delle amicizie che possiamo costruire secondo il suo modo di amare. 

Il servizio che non ha questi tratti è schiavitù e non appartiene all’orizzonte del nostro Dio: ogni cosa che abbiamo tra le mani può generare delle possibilità nuove oppure diventa sfruttamento, accaparramento e irresponsabilità e serve solo a noi stessi.

Canto finale: Narrerò tra i popoli

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