Tema: Ambiguità
Canto iniziale: Oreb
1 Re 19,1-3a; 21,1-7; 2 Re 9,30-35
Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: «Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro». Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi.
In seguito avvenne questo episodio. Nabot di Izreèl possedeva una vigna che era a Izreèl, vicino al palazzo di Acab, re di Samaria. Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante con la mia casa. Al suo posto ti darò una vigna migliore di quella, oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale». Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri». Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l’eredità dei miei padri!». Si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente. Entrò da lui la moglie Gezabele e gli domandò: «Perché mai il tuo animo è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?». Le rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: “Cedimi la tua vigna per denaro, o, se preferisci, ti darò un’altra vigna” ed egli mi ha risposto: “Non cederò la mia vigna!”». Allora sua moglie Gezabele gli disse: «Tu eserciti così la potestà regale su Israele? Àlzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreèl!».
Ieu arrivò a Izreèl. Appena lo seppe, Gezabele si truccò gli occhi con stibio, si ornò il capo e si affacciò alla finestra. Mentre Ieu arrivava alla porta, gli domandò: «Tutto bene, Zimrì, assassino del suo signore?». Ieu alzò lo sguardo verso la finestra e disse: «Chi è con me? Chi?». Due o tre cortigiani si affacciarono a guardarlo. Egli disse: «Gettàtela giù». La gettarono giù. Parte del suo sangue schizzò sul muro e sui cavalli, che la calpestarono. Poi Ieu entrò, mangiò e bevve; alla fine ordinò: «Andate a vedere quella maledetta e seppellitela, perché era figlia di re». Andati per seppellirla, non trovarono altro che il cranio, i piedi e le palme delle mani.
Commento
Il regno di Acab (875-852 a.C.) è caratterizzato da instabilità civile e religiosa, da sincretismo religioso e da abuso del potere da parte chi governa. Di fondo c’è un rapporto ambiguo tra politica e religione.
Acab sposa Gezabele per un’alleanza politica, ma in questo modo espone il popolo al sincretismo religioso, perché Gezabele adora Baal. Acab sfrutta il potere per aumentare le proprie ricchezze, ma allo stesso tempo è un re debole, perché si affida alle iniziative della moglie.
In questo contesto Dio chiama il profeta Elia, che pungolerà sempre il re. D’altro canto, Acab ha un rapporto ambiguo con il profeta: in alcuni casi lo perseguita, in altri lo asseconda.
Anche Elia ha le proprie ambiguità: annuncia di propria iniziativa una forte siccità, agisce con violenza, non sempre trasmette la parola di Dio e impone degli atti di scontro con i Baal. In tutto ciò Dio si prende cura di Elia, insegandogli l’umiltà, la dipendenza e la docilità.
Gezabele compare in questa storia in tre diverse occasioni. Il suo nome significa “non esaltato”, cioè colui che porta questo nome non è esaltato. È una donna decisa, senza scrupoli, terribile, crudele, ma anche coraggiosa e fedele al marito. Nella Bibbia non sempre le donne portano la pace e non sempre guariscono le ferite.
La Parola di Dio non ha stereotipi e presenta un’umanità complessa: ogni essere umano, sia re sia profeta sia donna, non ha solo un lato, positivo o negativo: tutti hanno sempre un’ambiguità non risolta, rispetto alla quale devono fare il proprio percorso per scioglierla.
Nel primo brano, dinanzi all’umiliazione subita dal marito, Gezabele fa arrivare a Elia una minaccia di morte: non è solo una reazione, ma è una minaccia credibile, tanto che il profeta Elia scappa.
Nel secondo brano Acab si comporta da bambino: Gezabele gli si avvicina con molta pazienza e assume il potere in prima persona. La conseguenza sarà l’annuncio della morte per il re e la sua discendenza.
Nel terzo brano il profeta è Eliseo: il re Ieu uccide, come era previsto, tutti discendenti di Acab, ma Gezabele non sfugge, non arretra dal suo cinismo e muore da sfacciata. Questa donna incarna nei suoi modi di fare la violenza esplicita, ma non è un mostro. La sua cattiveria, che è umana, si lega ad alcune relazioni, alle reazioni di orgoglio e alla difesa dei propri spazi.
In tutti questi episodi Dio qui non è muto, ma parla attraverso i profeti. Ciò significa che Dio è presente e rimane sempre in dialogo con l’umanità reale, con il profeta violento, con il re prepotente, con la donna senza scrupoli.
Dio fa i conti con la malvagità e con l’ambiguità di ciascuno di noi: riparte, ripropone, fa arrivare la propria Parola, lasciandoci, però, sempre, la libertà della scelta.