Tema: Partire con lei
Canto iniziale: Come sigillo
II Sam 3,12-16
Abner inviò subito messaggeri a Davide per dirgli: «Di chi è la terra?», per dire: «Fa’ alleanza con me, ed ecco la mia mano sarà con te per far volgere a te tutto Israele». Rispose: «Bene! Io farò alleanza con te. Però ho una cosa da chiederti ed è questa: non vedrai il mio volto senza condurmi Mical, figlia di Saul, quando verrai a vedere il mio volto». Davide spedì messaggeri a Is-Baal, figlio di Saul, dicendogli: «Ridammi mia moglie Mical, che feci mia sposa al prezzo di cento prepuzi di Filistei». Is-Baal mandò a toglierla a suo marito, Paltièl, figlio di Lais. Suo marito partì con lei, camminando e piangendo dietro di lei fino a Bacurìm. Poi Abner gli disse: «Torna indietro!». E quegli tornò.
Commento
Il contesto: Davide è in guerra con la casa di Saul e sta acquistando sempre più potere. La scena si svolge sul campo di battaglia, dove i capi usano il linguaggio della forza. Il capo dell’esercito di Saul decide di passare nell’esercito di Davide, che lo accetta con piacere, ma pone una condizione: la restituzione della moglie Mical, che gli era stata sottratta dallo stesso Saul. Nel I libro di Samuele Saul aveva sfruttato l’amore della figlia per Davide per rafforzare il proprio potere. Successivamente, però, Saul toglie Mical a Davide e la dà in moglie a Paltièl.
Paltièl è un personaggio marginale nella scena. Il narratore sottolinea il fatto che compie solo due azioni: accompagna la moglie piangendo e torna indietro. Le sue azioni non sono commentate da nessuno degli altri personaggi, quasi a dire che un vero uomo non piange per strada dietro a una donna e che solo a casa avrebbe potuto esprimere i propri sentimenti.
Emerge in primo piano il tema di come intendere l’identità maschile. Se oggi il problema dell’identità al femminile è stato affrontato, non si può dire lo stesso per gli uomini, che infatti fanno fatica a pensare in modo nuovo la propria identità e la trama delle proprie relazioni.
Notiamo in questo senso che le reazioni degli uomini sono fuori misura, come dimostrano i femminicidi e la politica. I rapporti tra gli uomini, inoltre, restano sempre uguali e sono una derivazione diretta di una cultura patriarcale anche in riferimento alle donne da cui dipendono.
Questa idea di maschilità non appare nel piano di Dio. Nella creazione Dio dice che non è cosa buona che l’uomo sia solo, a differenza di quanto aveva detto di tutto il creato. Dio vede un creato che Egli ha tratto fuori dal caos e allo stesso tempo che c’è un caos da arginare nell’uomo. Per questo motivo crea la donna, prendendo un lato dell’uomo, perché sia in grado di fronteggiare l’uomo stesso. Uomo e donna non sono chiamati a essere tra loro complementari o subordinati, ma a costruire l’in-contro, cioè una relazione che non schiacci nessuno dei due.
Nel nostro brano tra tutti i personaggi Paltièl rappresenta un’eccezione: non parla, non abbandona l’amata andando dietro di lei ed esprime con il pianto tutto il dolore che ha dentro. È un altro modo di vivere la sensibilità. Il primo gesto viene enfatizzato dal narratore, che sottolinea che Paltièl parte. Il verbo “partire”, da Abramo in poi, indica l’uscire da sé stessi verso un territorio esistenziale nuovo. Paltièl, infatti, segue i passi di sua moglie, con cui probabilmente aveva imparato a essere uomo, non teme di mostrare i propri sentimenti, non rivendica il matrimonio rotto.
Questa immagine sobria può essere un simbolo del percorso per gli uomini che desiderano fare spazio a una nuova identità. Dio ci invita a camminare nella direzione di Paltièl, distinguendo ciò che è cultura da ciò che è nostra natura a partire da ciò che genera e condividendo e a confrontando in piccoli gruppi di uomini il vissuto personale. I rapporti uomo-donna saranno invece il luogo in cui sperimentare imprese e l’incontro, perché in ballo c’è la vita bella pensata da Dio.