Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: La dolcezza dei fichi e dell’uva

Canto iniziale: Perdonami

Lc 6,43-45

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

Commento

L’evangelista fa ricorso a due immagini diverse, una relativa agli alberi, l’altra relativa alla qualità dei frutti, e le colloca in un testo di impostazione catechistica, che si ispira alla tradizione sapienziale ampiamente diffusa nella Bibbia.   

Le due immagini intendono mettere in evidenza la qualità dell’agire dell’uomo e ciò che fa, senza alcun riferimento a una prospettiva determinista, che è estranea alla mentalità biblica.

Di fronte a questa Parola ogni cristiano è invitato a decidere se intende vivere da vero discepolo o se vuole condurre una vita più leggera. Il Signore dice che chi accoglie la chiamata a essere discepolo dà un frutto buono.

Quando ci troviamo nel dubbio di capire che cosa fare, che orientamento scegliere, che parole dire, siamo inviati a riflettere, cioè a valutare se ciò che intendiamo fare o dire genera speranza e amore, e in tal caso il nostro frutto sarà buono, o se ciò che abbiamo deciso genera ansia o confonde, e in tal caso porteremo frutti cattivi.

Nella mentalità biblica il cuore non è solo la sede degli affetti, ma anche la sede dell’intelligenza e della vita. Dunque, nel nostro cuore, in cui abita la Parola del Signore, c’è un tesoro, la cui sovrabbondanza porta frutti.

Perché questi frutti siano buoni, dobbiamo mettere in conto la fatica di riflettere su ciò che può produrre ciò che intendiamo dire e fare: è la fatica di ripulire le nostre azioni e le nostre parole, per cogliere ciò che è essenziale e trasmette la vita.

Questa vita è dono della Parola del Signore, è la sua sapienza che abita nel nostro cuore: se la coltiviamo e le diamo spazio, diamo buoni frutti, cioè amiamo come Gesù ci ha mostrato.

Possiamo dire che amare come il Signore è come andare sulla scala mobile: si sale, si possono muovere passi in autonomia, ma allo stesso tempo è importante che ci teniamo in equilibrio, in modo da lasciarci trasportare dalla sua forza, che muove tutto.

Canto finale: Anch’io per te

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