Tema: Le travi che non sostengo
Canto iniziale: Uniti a te
Lc 6,41-42
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Commento
Attraverso le domande Gesù fa emergere che l’incongruenza denunciata nel fratello è più piccola della trave che sta nel proprio occhio.
Matteo ha lo stesso brano, ma lo riporta nel senso di non giudicare. Luca, invece, pone la necessità del proprio cambiamento personale, per poter vivere il comandamento dell’amore.
Ipocrita è chi vive la propria vita di fede in modo sdoppiato, cioè conosce l’insegnamento di Gesù, ma non riesce praticarlo.
Fratello è un temine chiave nel brano: se siamo in rapporti fraterni, in cui nessuno si può mettere al di sopra degli altri, il nostro cambiamento è necessario anche alla vita dei fratelli.
L’invito di Gesù è prima di tutto a prendere coscienza dell’amore ricevuto da Dio. Da questo punto di vista la massima di Gesù è del tutto innovativa: l’amore e la misericordia di Dio hanno raggiunto ogni uomo e rendono capaci tutti di modificare le proprie condotte con gli altri.
Qui Gesù, dunque, non completa la Legge, che non ha regole sull’amore verso i nemici, ma porta una rivoluzione, perché realizza in pieno un nuovo inizio dell’umanità, che nasce dall’amore e dal perdono di Dio.
In questo senso, esercizio sapiente è guardare dentro di sé: chi non lo fa è ipocrita. Persone così, infatti, ingigantiscono le colpe degli altri, aspettano che siano gli altri a cambiare per primi, minimizzano i propri comportamenti, che agli occhi di Dio in realtà sono grandi come travi.
Solo Dio, perdonando, può togliere questa trave dall’occhio dell’uomo. Gesù dice che i nostri giudizi sugli altri sono condizionati dal nostro modo distorto di ragionare, che ha radici nelle nostre difese e nelle nostre ferite.
Chi è in questa condizione può rendersi conto che ha bisogno di un percorso di guarigione, che lo faccia entrare in contatto con le proprie difese e ferite, per lasciarle toccare dalla tenerezza di Dio.
Solo allora sarà possibile avere uno sguardo libero verso gli altri ed attuare la cura di togliere la pagliuzza negli occhi degli altri.
Chi si lascia amare diventa capace di amare gli altri.
L’amore non è la rinuncia alla vendetta, ma consiste in un atteggiamento creativo e attivo che va positivamente incontro all’altro.
L’amore del Padre è universale, dunque il Signore che condona il nostro debito ci rende anche capaci di amare come Lui e di rendere visibile il suo amore sulla terra.