Tema: Rimandare gli altri liberi
Canto iniziale: Oggi
Ger,34,8-21
Questa parola fu rivolta a Geremia dal Signore, dopo che il re Sedecìa aveva concluso un patto con tutto il popolo che si trovava a Gerusalemme, per proclamare la libertà degli schiavi e per rimandare liberi ognuno il suo schiavo ebreo e la sua schiava ebrea, così da non tenere più in schiavitù un fratello giudeo. Tutti i capi e tutto il popolo, che avevano aderito al patto, acconsentirono a rimandare liberi ognuno il proprio schiavo e la propria schiava, così da non costringerli più alla schiavitù: acconsentirono dunque e li rimandarono effettivamente; ma dopo mutarono parere e ripresero gli schiavi e le schiave che avevano rimandato liberi e li ridussero di nuovo in schiavitù. Allora questa parola del Signore fu rivolta a Geremia: «Così dice il Signore, Dio d’Israele: Io ho concluso un patto con i vostri padri quando li ho fatti uscire dalla terra d’Egitto, liberandoli da quella condizione servile. Ho detto loro: “Alla fine di ogni sette anni ognuno lascerà andare il proprio fratello ebreo che si sarà venduto a te; ti servirà sei anni, poi lo lascerai andare via da te libero”. Ma i vostri padri non mi ascoltarono e non prestarono orecchio. Voi oggi vi eravate ravveduti e avevate fatto ciò che è retto ai miei occhi, proclamando ciascuno la libertà del suo fratello; avevate concluso un patto davanti a me, nel tempio in cui è invocato il mio nome. Ma poi avete mutato di nuovo parere, avete profanato il mio nome e avete ripreso gli schiavi e le schiave, che avevate rimandati liberi secondo il loro desiderio, e li avete costretti a essere ancora vostri schiavi e vostre schiave. Perciò dice il Signore: Voi non mi avete ascoltato e non avete proclamato ognuno la libertà del suo fratello e del suo prossimo: ora, ecco, io affiderò la vostra liberazione – oracolo del Signore – alla spada, alla peste e alla fame e vi renderò un esempio terrificante per tutti i regni della terra. Gli uomini che hanno trasgredito il mio patto, non attuando le clausole del patto stabilite in mia presenza, io li renderò come il vitello che tagliarono in due passando fra le sue metà. I capi di Giuda, i capi di Gerusalemme, i cortigiani, i sacerdoti e tutto il popolo del paese, che passarono attraverso le due metà del vitello, li darò in mano ai loro nemici e a quanti vogliono la loro vita; i loro cadaveri saranno pasto per gli uccelli del cielo e per le bestie della terra. Darò Sedecìa, re di Giuda, e i suoi capi in mano ai loro nemici, a quanti vogliono la loro vita, e in mano all’esercito del re di Babilonia, che ora si è allontanato da voi».
Commento
Nella storia biblica del giubileo ricorrono tre gesti: il condono dei debiti, la liberazione degli schiavi e il riposo della terra. Questi gesti potevano essere compiuti indipendentemente in altre occasioni, ma nel giubileo dovevano essere compiuti tutti e tre insieme, perché dicono la fraternità con gli altri uomini e la comunione con il creato.
Il profeta Geremia si rendeva conto che la cultura sabbatica non era vissuta a pieno dal popolo di Israele, ma non per questo motivo pensava che dovesse essere cambiata. Geremia suggerisce a Sedecìa di ristabilire la fratellanza e tutti sembrano obbedire. Di fronte alla tragedia, in effetti, il patto di liberazione degli schiavi sembra avere successo.
Tuttavia, con il mutamento di parere, si viene a creare una situazione di anti-pentimento, che annulla la conversione positiva che si era avviata. Il popolo comincia a seguire i falsi profeti, che ingannano, ripetendo il ritornello che andrà tutto bene. Nel contesto storico è bastato il fatto che possa venire meno la paura, perché tutto il popolo mutasse parere.
Ora, se in ogni patto si fa una promessa che libera la vita dell’altro, il tempo diventa un elemento cruciale. Promesse di questo tipo operano la salvezza, solo se durano nel tempo. Possiamo tradire i patti, possiamo pentirci di averli traditi, ma solo Dio e i profeti cambiano la realtà con la parola. A noi non basta fare una promessa per creare una realtà nuova. È importante che le parole diventino carne individuale e collettiva e per questo ci occorre tempo.
Gli anti-pentimenti sono generalmente gravi, i peggiori sono quelli consumati nelle comunità e dalla comunità, quanto toccano ciò che è più vero ed essenziale. Dobbiamo fare attenzione ai finti pentimenti, perché ci portano a rendere di nuovo schiavi gli altri.
Geremia mantiene la fedeltà al patto con il Signore in tutte le difficoltà che ha affrontato, non viene meno all’amore per il proprio popolo e crede nella fratellanza. Per questi motivi può essere definito un profeta giubilare.