Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Proclamerete la liberazione nella terra per tutti

Canto iniziale: Salmo 84

Lv 25,1-11

Il Signore parlò a Mosè sul monte Sinai e disse: «Parla agli Israeliti dicendo loro: “Quando entrerete nella terra che io vi do, la terra farà il riposo del sabato in onore del Signore: per sei anni seminerai il tuo campo e poterai la tua vigna e ne raccoglierai i frutti; ma il settimo anno sarà come sabato, un riposo assoluto per la terra, un sabato in onore del Signore. Non seminerai il tuo campo, non poterai la tua vigna. Non mieterai quello che nascerà spontaneamente dopo la tua mietitura e non vendemmierai l’uva della vigna che non avrai potata; sarà un anno di completo riposo per la terra. Ciò che la terra produrrà durante il suo riposo servirà di nutrimento a te, al tuo schiavo, alla tua schiava, al tuo bracciante e all'ospite che si troverà presso di te; anche al tuo bestiame e agli animali che sono nella tua terra servirà di nutrimento quanto essa produrrà. Conterai sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni. Al decimo giorno del settimo mese, farai echeggiare il suono del corno; nel giorno dell’espiazione farete echeggiare il corno per tutta la terra. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate.

Commento

Questo testo è una delle ultime elaborazioni della Legge, scritta dopo l’esperienza dell’esilio, quando Israele ha perso la terra della promessa. Nella linea narrativa però il contesto è diverso: il popolo non è ancora entrato nella terra della promessa e si afferma che non solo il popolo è di Dio, ma la Terra stessa è di proprietà del Signore.

La terra è un dono del Signore al popolo di Dio. Arrivare in questa terra richiede un cammino molto lungo e continuamente il popolo corre il rischio di perdere questa terra, sia per i nemici esterni sia per il peccato di idolatria. 

Come si fa a vivere bene nella terra, senza perderla e senza distruggerla? Con il settimo anno viene ristabilito l’equilibrio, si rinnova la creazione, si rimettono i debiti, si realizza la liberazione, si rinnovano i rapporti a cominciare da quello con Dio. Tutto però inizia con la richiesta di perdono, che è il punto di partenza del cambiamento. 

Quando si entrerà nella terra, non ci saranno né feste né celebrazioni. È stretta, secondo Jaweh, la relazione tra il popolo e la terra che abita. Se la terra è in riposo, anche i suoi abitanti dovranno vivere diversamente, sospendendo le attività abituali, come avviene per il sabbato, che richiama il riposo del Signore, che, riposandosi, si distacca dal proprio lavoro, lo contempla e stabilisce un limite alle cose e alla propria onnipotenza. 

Anche l’uomo si deve riposare per non essere travolto dall’ansia di produrre, perché così finisce per divorare le cose e per essere divorato. L’uomo, in questo modo, imiterà il proprio creatore, non per il lavoro, ma per la cessazione del lavoro: smettere di lavorare significa essere più forti della propria forza. 

Il ritmo del riposo è condiviso dall’uomo e dalla terra: così l’uomo riconosce che la terra è un dono di Dio, che continua a prendersi cura di lui anche quando smette di lavorare. 

L’anno santo è aperto dal perdono, che abilità ogni uomo a perdonare gli altri, a rimettere i debiti agli altri. In questo modo la misericordia di Dio transita da un uomo all’altro e anche il giubileo si configura come un atto di fiducia nel Signore. 

Nell’anno giubilare ogni famiglia può riscattare quanto è stato venduto. Così si mantiene viva la consapevolezza di essere forestieri e ospiti sulla terra. A ognuno è data la possibilità di ritornare proprietario della terra, che permette a tutti gli uomini di non morire di fame.

Il giubileo è dunque il tempo per appropriarsi del senso della gratuità, che è la chiave della generatività. Quando si perde la gratuità, non si genera più niente e si diventa avidi e possessivi, avviandosi a grandi passi verso la morte.  

L’anno giubilare, dunque, è l’occasione per non volere i rapporti solo in funzione di se stessi, è un richiamo a fare propria l’idea che le risorse della terra sono per tutti e che è urgente abbandonare le posizioni di monopoli a tutti i livelli, è un invito a sospendere lo sfruttamento delle risorse per educarsi ala gratuità.

Canto finale: Narrerò tra i popoli

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