Tema: Prendere la ferma decisione
Canto iniziale: È l’ora
Lc 9,28-32.51
Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme.
Commento
Questo racconto della trasfigurazione è relativo a un fatto della vita pubblica di Gesù, compreso successivamente dalla comunità come anticipazione dalla condizione del Risorto. L’evangelista Luca fa uso degli schemi delle teofanie bibliche, della letteratura apocalittica e delle influenze talmudiche delle scritture.
Gesù è andato sul monte, che, qui come altrove nella Bibbia, ha un valore simbolico: è il luogo della preghiera, della rivelazione e dell’incontro con Dio. Gesù ha bisogno di fermarsi, per capire come deve vivere e come deve affrontare gli ostacoli. Mentre sta pregando, il suo volto diventa altro, sfolgorante. Il bianco è un segno apocalittico, che indica la gloria di Dio. Gesù sta pregando con le Scritture, che sono rappresentate da Mosè ed Elia. Ed è proprio nell’umiltà dell’uomo di Nazareth che sta pregando che si manifesta la gloria di Dio. Gesù sta pregando sul proprio esodo, cioè sulla propria partenza, sulla propria morte. C’è dunque un legame strettissimo tra questo momento del cammino di Gesù e il progetto di Dio.
Il sonno dei discepoli dice la difficoltà a comprendere ciò che sta accadendo e a collegare il fatto alle parole di Gesù sulla passione. Da questo momento il cammino di Gesù prende un orientamento deciso: non sarà più un profeta itinerante, cambia la qualità del suo viaggio, perché ormai è deciso e risoluto a proseguire senza deviare dalla missione ricevuta. Il suo cammino sarà verso la sofferenza e al cospetto della morte e per questo il suo modo di camminare diventa modello per noi.
Gesù decide di portare con sé tre dei discepoli. Sceglie di aprire la propria intimità, il proprio rapporto con il Padre. In questo frangente assume un aspetto diverso: la trasfigurazione è un cambiamento di aspetto, che lascia emergere una natura che fino ad allora non era visibile. Tutto ciò avviene quando Gesù parla della propria uscita dal mondo.
Da una parte Gesù sta affrontando i passi della propria vita, dall’altra non considera questa esperienza come un fatto privato da risolvere nel proprio cuore, perché ci sono altri legati alla propria vita. Solo in seguito, i discepoli arriveranno a un ascolto della Parola proporzionato alla loro situazione. Questo ascolto dovrà sostenerli quando avverranno le cose più dure, per rimenare fedeli al sì che hanno pronunciato.
Quando ci sono degli eventi faticosi, i fatti che ci accadono sono le occasioni per fare il cammino con il Signore e ci chiedono di crescere nella fede.
L’esperienza di Gesù è un mistero di luce, perché rivela la pienezza del progetto di Dio, dello splendore dell’amore del Padre, che gli appartiene da sempre e per sempre, e che gli dà forza nei momenti faticosi. I discepoli si trovano di fronte a Gesù in tutta la complessità del suo amore in un corpo fragile e in momento drammatico.
La Parola di Dio, che da sempre nutre la sua preghiera, illumina ora il cammino di Gesù verso Gerusalemme. Su questo monte affiora la fragilità di Gesù, che fa fatica e tuttavia accetta, e in questo modo diventa luce.
È la luce per rileggere il nostro passato, per guardare il futuro e per comprendere il presente: Gesù può essere il profeta straniero che nella sofferenza si confronta con il Padre e intraprende un cammino deciso.