Tema: Per mezzo del Figlio
Canto iniziale: Salmo 8
Ebr 1,1-2; 10,14-18
Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo.
Infatti, con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati. A noi lo testimonia anche lo Spirito Santo. Infatti, dopo aver detto:Questa è l’alleanza che io stipulerò con loro
dopo quei giorni, dice il Signore:
io porrò le mie leggi nei loro cuori
e le imprimerò nella loro mente,
dice:
e non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità.Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato.
Commento
Dopo la rottura del patto da parte di Adamo ed Eva, Dio non si è ritirato dal dialogo con l’uomo. Dio aveva creato tutte le cose con la parola sapiente e l’uomo è la più alta fra le creature, la più perfetta, capace di comprendere l’interdetto di Dio, di rispettarlo, perché ha capito il legame che c’è tra l’ “inter-detto” e la vita.
Nelle nostre relazioni, di solito, inizialmente tutto è nel segno dell’armonia: si superano tutte difficoltà, si conoscono i confini e i limiti, e tuttavia l’armonia permane. Poi d’un tratto si agisce diversamente e si dà la risposta sbagliata nella relazione.
Generalmente ciò che è accaduto ad Adamo ed Eva viene chiamato “caduta”: il male si è insinuato, ma è stato vinto dalla misericordia di Dio. Il Figlio fa un atto di obbedienza perfetta al Padre, con un gesto cruento, la propria morte. In questo modo Gesù restaura quella armonia infranta nell’Eden e così si compie la redenzione.
Da questo modo di rileggere il peccato di Adamo ed Eva deriva un nostro modo di guardare le relazioni. Così pensiamo che, se siamo feriti, dobbiamo agire con misericordia, sopportare tutto, ripartire e sacrificarci fino alla fine. Se, invece, siamo dalla parte dei peccatori, dobbiamo chiedere ripetutamente perdono.
Ci può essere però una prospettiva diversa con cui confrontarsi.
Dopo il sacrifico di Gesù il male continua ad agire e ci troviamo ripetutamente sia a peccare sia a perdonare. La Parola di Dio, però, è potente e creatrice e non possiamo pensare che l’ideale della relazione con Dio si trovi solo all’inizio delle relazioni. In altri termini, se la Parola di Dio ci riporta all’Eden, potremmo pensare che non si rivolga più a nessuno e che quanto dice all’uomo ha il sapore di un imperativo categorico.
Tuttavia, la Parola di Dio non è onnipotente in modo assoluto, ma ha bisogno di essere ascoltata e accolta. La tentazione di Satana, dunque, non riguarda semplicemente la possibilità di mangiare, ma chiama in causa l’identità dell’uomo e di Dio, tanto da farci chiedere se Dio sia giusto o ingannatore e se anche l’uomo sia tale.
In tutto ciò non c’è peccato, ma c’è la necessità di riconoscere il tu con si ha a che fare.
La Parola di Dio non impone, ma propone e coinvolge direttamente l’uomo nel dialogo.
Siamo portati a pensare che peccato sia fare o non fare un gesto e non ci rendiamo conto che è in gioco il nostro volto, la nostra identità.
L’identità di Dio si manifesta nel suo donare prima di tutto la Parola e nel suo essere libero di continuare lo scambio con l’uomo fino al dono totale di sé stesso. In tutto ciò Dio chiede questo dono reciproco, perché, se il dono non è reciproco, non c’è relazione vera. Questo scambio totale si compie in Gesù che è pienamente uomo che si dà tutto e Dio che allo stesso modo si dà tutto.