Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Amore o ingiustizia?

Gen 2,15-3,3

Canto iniziale: Solo l'amore
Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire». E il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse:
«Questa volta è osso dalle mie ossa,
carne dalla mia carne.
La si chiamerà donna,
perché dall’uomo è stata tolta».
Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne. Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”».

Commento

Il punto di partenza è l’uomo nudo, che si trova in un giardino meraviglioso. Dio aveva creato il giardino e aveva formato l’uomo e mette nelle sue mani due doni: la donna, carne dalla carne dell’uomo, a cui è simile, ma non uguale; e la possibilità di rivolgere una parola faccia a faccia all’uomo, una parola che sollecita una risposta da parte dell’uomo.

La prima parola si riferisce a un albero di cui Dio si riserva il frutto. Quell’albero e quel frutto occupano uno spazio piccolo ma sacro, sono cioè il segno della relazione tra Dio e l’uomo.

Sotto questo aspetto possiamo chiederci se nelle nostre relazioni c’è uno spazio sacro, che l’altro non deve toccare. Oppure siamo in balia dell’altro che pretende di toccare tutto? C’è uno spazio in cui la relazione è viva, fatta di ascolto e parola faccia a faccia? C’è la responsabilità personale di non toccare lo spazio sacro dell’altro?

Possiamo immaginare come Dio nel giardino fosse inquieto, perché si era posto nella relazione con l’uomo completamente disarmato di fronte alla libertà dell’uomo. È inquieto, dunque, perché in attesa delle scelte dell’uomo.

Sotto questo aspetto possiamo chiederci se noi siamo disarmati di fronte alla libertà dell’altro: Restiamo con questa apertura? Come siamo posti di fronte a questa scelta?

Il serpente ha questo nome perché l’ha ricevuto dall’uomo, che ha dunque un potere sul serpente: avvicinandosi, fa capire qual è la posta in gioco: l’identità dell’uomo e quella di Dio. In quel comando e nel segno dell’albero è tracciato chi è Dio e chi è l’uomo.

Le difficoltà che intervengono nelle relazioni possono non essere solo ciò che rovina tutto, ma possono essere l’occasione per dire chi è l’uomo e chi è Dio. Questi passaggi possono essere momenti di crescita, in cui dare nuovo significato all’amore, oppure possono portarci al di sopra di tutto e tutti.

L’uomo e la donna devono prendere posizione davanti alla provocazione del serpente. Potevano dire che Dio è sempre degno di essere ascoltato oppure potevano affermare che Dio creatore non è giusto. Esprimendosi su Dio avrebbero definito anche se stessi come esseri a immagine di Dio oppure presentarsi come un dio indipendente e senza relazioni che fa tutto da sé. Quell’albero era il segno di una relazione possibile attraverso l’amore tra diversi, fedele alla libertà. E in questo senso la donna riconosce la bontà del Dio creatore.

Anche noi siamo invitati a rispondere a queste domande per individuare il prezzo che si paga curando una relazione. Il prezzo è rinunciare a ciò che vorremmo prendere, per accettare invece la diversità dell’altro. Non accettare questo costo significa costruire relazioni a termine, rinunciare allo scambio e farsi dio di se stessi.

Canto finale: Meraviglia

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