Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Anche a me toccherà la sorte dello stolto

Qo 2,12-26

Ho considerato che cos’è la sapienza, la stoltezza e la follia: «Che cosa farà il successore del re? Quello che hanno fatto prima di lui». Mi sono accorto che il vantaggio della sapienza sulla stoltezza è come il vantaggio della luce sulle tenebre: il saggio ha gli occhi in fronte, ma lo stolto cammina nel buio.
Eppure io so che un’unica sorte è riservata a tutti e due. Allora ho pensato: «Anche a me toccherà la sorte dello stolto! Perché allora ho cercato d’essere saggio? Dov’è il vantaggio?». E ho concluso che anche questo è vanità. Infatti, né del saggio né dello stolto resterà un ricordo duraturo e nei giorni futuri tutto sarà dimenticato. Allo stesso modo muoiono il saggio e lo stolto.
Allora presi in odio la vita, perché mi era insopportabile quello che si fa sotto il sole. Tutto infatti è vanità e un correre dietro al vento. Ho preso in odio ogni lavoro che con fatica ho compiuto sotto il sole, perché dovrò lasciarlo al mio successore. E chi sa se questi sarà saggio o stolto? Eppure potrà disporre di tutto il mio lavoro, in cui ho speso fatiche e intelligenza sotto il sole. Anche questo è vanità! Sono giunto al punto di disperare in cuor mio per tutta la fatica che avevo sostenuto sotto il sole, perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male.
Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità! Non c’è di meglio per l’uomo che mangiare e bere e godersi il frutto delle sue fatiche; mi sono accorto che anche questo viene dalle mani di Dio. Difatti, chi può mangiare o godere senza di lui? Egli concede a chi gli è gradito sapienza, scienza e gioia, mentre a chi fallisce dà la pena di raccogliere e di ammassare, per darlo poi a colui che è gradito a Dio. Ma anche questo è vanità e un correre dietro al vento!

Commento

In precedenza Qoèlet ha parlato della vanità intellettuale e della vanità dei piaceri del corpo. In questo passo riflette sul desiderio di essere ricordati presso i posteri, che al tempo era considerato un desiderio buono e saggio.

La conclusione di Qoèlet è perentoria: il tempo non avrà ricordo né del sapiente né dello stolto. Infatti, anche noi possiamo constatare che non ricordiamo la vita di milioni di saggi vissuti nel tempo passato e che la memoria è troppo piccola per contenere la vita di tante persone.

La tesi rivoluzionaria di Qoèlet consiste nel mettere insieme giusti ed empi e nell’affermare che è vano pensare che la ricchezza e la nostra eredità possano andare in mani meritevoli.

La riflessione di Qoèlet si rivolge anche alla teologia consolatoria che Israele aveva elaborato e in base alla quale i beni che i giusti lasciano ai figli sono per loro una benedizione.

Qoèlet dice che questa teologia consolatoria è illusione e vanità e che la morte annulla ogni ricompensa di una vita pur spesa nella sapienza.

Qoèlet ci lancia un messaggio di vita e ci invita a guardare la morte negli occhi, senza accontentarci delle consolazioni.

Qoèlet non è nichilista ma afferma che non c’è uno sguardo vero e saggio sulla vita che non consideri anche la morte. In altri termini, se davanti alle morti più forti non troviamo qualcosa che duri, che non sia vano, allora non possiamo dire che la nostra vita abbia senso.

Seguire l’insegnamento di Qoèlet, allora, ci può aiutare a parlare del cielo, di ciò che ci trascende, agli uomini e le donne di oggi, che non credono in un Dio che sta oltre il cielo o che, pur credendo nel Paradiso, non si accorgono di chi sta intorno.

In definitiva, Qoèlet ci invita a cercare altre ragioni che non si basino sul vantaggio, ma non dà risposte: servono altre motivazioni per una vita piena: sta a ognuno cercarle personalmente.

Canto finale: Se esiste un cielo

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