Tema: Comprenderai l’equità e la giustizia
Canto iniziale: Salmo 16
Prov 2,1-10
Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole
e custodirai in te i miei precetti,
tendendo il tuo orecchio alla sapienza,
inclinando il tuo cuore alla prudenza,
se appunto invocherai l’intelligenza
e rivolgerai la tua voce alla prudenza,
se la ricercherai come l’argento
e per averla scaverai come per i tesori,
allora comprenderai il timore del Signore
e troverai la conoscenza di Dio,
perché il Signore dà la sapienza,
dalla sua bocca escono scienza e prudenza.
Egli riserva ai giusti il successo,
è scudo a coloro che agiscono con rettitudine,
vegliando sui sentieri della giustizia
e proteggendo le vie dei suoi fedeli.
Allora comprenderai l’equità e la giustizia,
la rettitudine e tutte le vie del bene,
perché la sapienza entrerà nel tuo cuore
e la scienza delizierà il tuo animo.
Commento
Il libro dei Proverbi risale al V secolo a.C. e contiene una raccolta di massime destinata alla formazione dei giovani, che poi avrebbero avuto dei ruoli importanti nelle istituzioni. Si dice che i Proverbi contengano delle mezze verità, perché l’altra metà della verità spetta ai fedeli che la cercano e la mettono in pratica nella propria vita. In ogni caso i Proverbinon contengono verità assolute e nel loro complesso insegnano anche che il contrario di una cosa giusta non è necessariamente una cosa sbagliata, è solo una cosa che può essere considerata in modo diverso.
Nella prima parte del capitolo 2, a cui appartengono questi versetti, è presentato il tema di chi dona la sapienza e di come si riceve la sapienza. Il passo si struttura nella forma di un maestro/padre che si rivolge a un discepolo/figlio.
Le azioni che il discepolo/figlio deve compiere sono sei: tendere l’orecchio, inclinare il cuore, invocare, chiamare, ricercare e scavare. Sono verbi che interpellano prima di tutto la volontà del discepolo.
Le parole sono definite dal maestro/padre parole e precetti. Non sono regole in più rispetto alla Legge, ma sono una terapia, un aiuto per essere perseveranti e per custodire ciò che di prezioso il discepolo/figlio ha trovato. Spieghiamo brevemente le sei azioni:
- Tendere l’orecchio significa prestare attenzione, orientare tutta la persona all’ascolto: si tratta di un movimento indispensabile, perché ci avvicina a ciò che vogliamo ascoltare. L’ascolto profondo chiede pertanto questo movimento e stimola relazioni diverse.
- Inclinare il cuore implica il riferimento all’intelligenza, perché, secondo la mentalità biblica, nel cuore nascono i pensieri e il cuore educa l’uomo alla prudenza. È il cuore, inoltre, che non agisce da solo, ma si lascia accompagnare dagli altri per scegliere per il bene.
- Invocare l’intelligenza significa pregare
- Chiamare la prudenza va inteso nel senso di entrare in dialogo con Dio, prestando ascolto a quanto ci dice
- Ricercare si riferisce alla ricerca da fare nelle Scritture
- Scavare implica fatica e impegno che accompagnano la ricerca.
Queste sei azioni servono per non cedere alla tentazione di fare da soli e favoriscono invece la possibilità di conoscere Dio.
Nel v. 7, però, il maestro/padre introduce il tema della retribuzione, che è ricorrente sia nel libro dei Proverbi sia in quello dei Salmi. Il tema della retribuzione è una ricerca difficile che attraversa tutta la Bibbia.
La sapienza positiva che viene presentata nel libro dei Proverbi fa riferimento a una nozione di giustizia che non è legata al formalismo giuridico e si fonda sul fatto che la Legge non è prima di tutto la rivelazione di una verità, ma la comunicazione personale di Dio con il proprio popolo.
Per parlare di giustizia, dunque, siamo invitati a lasciare l’idea occidentale di giustizia, che è legata al diritto, e ad abbracciare quella biblica, che è prima di tutto riferita a un’idea di misura, che è già data nella realtà. Per cogliere questa misura, questa giustizia, dunque, esiste solo un modo che è l’ascolto: per i greci la sapienza è legata al vedere, mentre per gli ebrei la sapienza consiste nel cogliere nella vita le tracce dell’azione di Dio.
In questo senso lo Shemà Israel è il sigillo sulla relazione tra Dio e l’uomo, in cui Dio parla e l’uomo ascolta. L’uomo che vuole sintonizzarsi con Dio ascolta le Scritture e in esse trova la misura per giudicare ciò che avrà da decidere: è questo ascolto che ci abilita a essere saggi.