Tema: L’intelligenza prudente
Canto iniziale: Salmo 8
Sir 1,1-10
Ogni sapienza viene dal Signore
e con lui rimane per sempre.
La sabbia del mare, le gocce della pioggia
e i giorni dei secoli chi li potrà contare?
L’altezza del cielo, la distesa della terra
e le profondità dell’abisso chi le potrà esplorare?
Prima d’ogni cosa fu creata la sapienza
e l’intelligenza prudente è da sempre.
Fonte della sapienza è la parola di Dio nei cieli,
le sue vie sono i comandamenti eterni.
La radice della sapienza a chi fu rivelata?
E le sue sottigliezze chi le conosce?
Ciò che insegna la sapienza a chi fu manifestato?
La sua grande esperienza chi la comprende?
Uno solo è il sapiente e incute timore,
seduto sopra il suo trono.
Il Signore stesso ha creato la sapienza,
l’ha vista e l’ha misurata,
l’ha effusa su tutte le sue opere,
a ogni mortale l’ha donata con generosità,
l’ha elargita a quelli che lo amano.
L’amore del Signore è sapienza che dà gloria,
a quanti egli appare, la dona perché lo contemplino.
Commento
La parola “sapienza” nel testo ebraico è chokmâh, che in greco è stata tradotta con sophia. Il termine ebraico ha una valenza meno intellettuale rispetto a quello greco: porta con sé il significato dell’avere buon senso, dell’essere avveduti e della prudenza. Indica dunque un sapere che opera per fini pratici, perché non è importante quanto si pensa, ma quanto si fa.
In questo senso la materia centrale della sapienza è la vita e non le idee. Inoltre, nella Bibbia ebraica si distinguono una sapienza positiva e una critica: il libro del Siracide, insieme ai Proverbi e alla Sapienza, appartiene al primo tipo di sapienza, che riguarda soprattutto la formazione morale.
Nel passo si dice che la sapienza appartiene a Dio ed è stata creata prima di ogni cosa, nel senso che è premessa alla creazione stessa. Ciò significa che Dio nella sapienza crea l’universo, che Dio ha diffuso la sapienza nella creazione e che è possibile riconoscerla nell’ordine con cui Dio ha creato il mondo.
Una delle connotazioni della sapienza è l’intelligenza prudente, che è la conoscenza che misura le cose secondo l’armonia dell’insieme; al contrario dell’imprudenza che è disarmonia. L’uomo è imprudente quando esce dalla propria armonia personale, si colloca al di fuori dei rapporti armoniosi con gli altri e con la creazione. La prudenza che accompagna l’intelligenza si acquista attraverso la conoscenza della Parola di Dio.
Nel testo si susseguono una serie di domande retoriche la cui riposta è negativa. Noi possiamo conoscere la sapienza in sé, ma solo i frutti della sapienza, che sono visibili nella storia e nelle relazioni.
In ogni uomo c’è la sapienza, che però è potenziale, cioè è un dono da attivare nell’amore verso Dio, che diventa criterio nelle azioni. La chiave che attiva la sapienza nell’uomo è il timor di Dio, che non è il terrore che si prova in riferimento alla manifestazione divina.
Nella storia della salvezza la manifestazione del timore di Dio è legata all’invito “non temere”, che ritorna ripetutamente in tutte le Scritture. Per esempio, è questo l’invito rivolto ad Abramo e a Maria fino ai discepoli.
Il nostro Dio è associato al timore, che possiamo intendere nel senso di rispetto e non paura, confidenza, familiarità e umiltà. Avere timore di Dio significa vivere con amore, evitando di far dispiacere a chi ci ama. Dunque non c’è sapienza vera senza questo tipo di timore.
In questa prospettiva Dio è colui che orienta il cammino di chi ha timore, cioè nelle decisioni che diventano vita si manifesta la sapienza dono di Dio, cui è sapientemente affidata la conduzione della vita.