Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Dal benessere suo dipende il vostro

Canto iniziale: Vedere l’oltre

Ger 29,4-9

Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele, a tutti gli esuli che ho fatto deportare da Gerusalemme a Babilonia: Costruite case e abitatele, piantate orti e mangiatene i frutti; prendete moglie e mettete al mondo figli e figlie, scegliete mogli per i figli e maritate le figlie, e costoro abbiano figlie e figli. Lì moltiplicatevi e non diminuite. Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare, e pregate per esso il Signore, perché dal benessere suo dipende il vostro. Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Non vi traggano in errore i profeti che sono in mezzo a voi e i vostri indovini; non date retta ai sogni che essi sognano, perché falsamente profetizzano nel mio nome: io non li ho inviati. Oracolo del Signore.

Commento

Il popolo sta attraversando un periodo drammatico e Geremia è chiamato da Dio, contro la propria natura, a profetizzare la demolizione e la distruzione. In questa prospettiva il brano sembra fuori contesto rispetto allo stile di Geremia.

Il popolo è a Babilonia, non ha più i riferimenti istituzionali e religiosi e sembra aver perso tutto ciò che gli dava identità. In questo frangente, Geremia, che è ancora a Gerusalemme, scrive agli ebrei deportati.

La lettera è indirizzata al resto degli anziani in esilio (Ger 29,1: Queste sono le parole della lettera che il profeta Geremia mandò da Gerusalemme al resto degli anziani in esilio, ai sacerdoti, ai profeti e a tutto il popolo che Nabucodònosor aveva deportato da Gerusalemme a Babilonia).

Geremia sente il bisogno di scrivere perché si sta scontrando con i falsi profeti. Il popolo, nella situazione drammatica che sta attraversando si aspettava di essere consolato, di essere sostenuto e spinto alla resistenza. Invece Dio, attraverso il profeta, fa giungere parole del tutto opposte.

Sono parole di altissima umanità, per una consolazione reale. Possiamo tradurle così: “trattate il mondo in cui siete in esilio come se fosse il vostro; nessun mondo in cui potete essere è così estraneo da bloccare ciò che è veramente decisivo nella vostra vita”.

In tutte queste situazioni si può vivere l’esilio con rabbia, delusione, oppure si può vivere facendo di quel tempo difficile un tempo propizio. Ciò è possibile se diventiamo benedizione per chi è intorno a noi, cioè, come dice il profeta: Costruite case e abitatele, piantate orti e mangiatene i frutti; prendete moglie e mettete al mondo figli e figlie, scegliete mogli per i figli e maritate le figlie, e costoro abbiano figlie e figli.

Queste parole possono essere attualizzate per noi così: in quella situazione di difficoltà realizza un’opera, perché quello che fai sia un’opera di “con-creazione” con quelli con cui vivi.

Un esempio rende più chiare le parole di Geremia. Il giorno dopo essere arrivato a Barbiana, don Milani comprò la propria tomba, a dimostrare che quella terra era ormai diventata casa sua, cioè l’unica terra in cui avrebbe vissuto una vita buona e vivibile e in cui poteva anche morire.

Lavorare insieme, dunque, fa fiorire la solidarietà fraterna. In questo senso Dio sta chiedendo alle persone deportate di restare umani in mezzo ad altri uomini. In nessuna condizione, infatti, si annulla la benedizione con cui Dio ci ha dato la vita. Perciò, onorare la vita significa vivere in pieno la propria umanità, immaginando il futuro proprio dove ci si trova.

Le ultime parole dell’oracolo sono audaci: Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare, e pregate per esso il Signore, perché dal benessere suo dipende il vostro. La Sapienza rende possibile vivere in pieno la propria fede in contesti che sono apparentemente molto lontani. È stato, infatti, proprio dopo l’esilio babilonese che il popolo ha dato forma alla liturgia familiare.

In conclusione, potremmo dire che la sola Terra della Promessa è quella che stiamo già abitando. In questo senso anche il deserto può essere Terra della Promessa, se lavoriamo e “con-creiamo” con gli altri.

Canto finale: Pace e verità

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