Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Sta’ lontano da chi è fazioso

Canto iniziale: Una parola

Tt 3,1-11

Ricorda loro di essere sottomessi alle autorità che governano, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona; di non parlare male di nessuno, di evitare le liti, di essere mansueti, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini. Anche noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, corrotti, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella malvagità e nell’invidia, odiosi e odiandoci a vicenda. Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna. Questa parola è degna di fede e perciò voglio che tu insista su queste cose, perché coloro che credono a Dio si sforzino di distinguersi nel fare il bene. Queste cose sono buone e utili agli uomini. Evita invece le questioni sciocche, le genealogie, le risse e le polemiche intorno alla Legge, perché sono inutili e vane. Dopo un primo e un secondo ammonimento sta’ lontano da chi è fazioso, ben sapendo che persone come queste sono fuorviate e continuano a peccare, condannandosi da sé.

Commento

Il capitolo mette insieme le esortazioni di tutta la lettera con le riflessioni teologiche di un testo che proviene dalla liturgia battesimale. Tito ha il compito di esortare la comunità a essere esemplare, la invita cioè a un cambiamento di stile, frutto della trasformazione che viene dal dono di Dio, che chiede di essere messo in pratica.

L’indicazione centrale del passo consiste nello stimolo a fare il bene, lasciando da parte chi suscita liti.

Allo stesso tempo Paolo chiede la sottomissione alle autorità civili. I cristiani, infatti, erano guardati con sospetto e diffidenza dai pagani e dalle autorità, perché non veneravano alcun uomo, ma solo Dio. Per questo motivo si pensava che i cristiani non sopportassero l’autorità civile e che criticassero le strutture imperiali.

Paolo chiede rispetto e collaborazione: se c’è da fare il bene, non importa chi lo stia promuovendo, l’importante è farlo e collaborare anche con le autorità.

Essere cittadini del cielo impegna, dunque, seriamente a vivere l’essere cittadini sulla terra nell’attenzione agli altri senza distinzione. Le nostre azioni sono il risultato di ciò che noi siamo, che consiste nell’essere salvati dall’amore, dalla bontà e dalla misericordia di Dio.

I cristiani, pertanto, non sono impegnati nelle grandi parole e nelle liturgie, ma nel fare il bene. In questo senso è importante proteggersi da tutte le cose inutili, come le discussioni sciocche, che vanno denunciate. Su tutto ciò Tito deve tagliare corto sia quanto ai fatti sia quanto alle persone: il bene della comunità esige anche questo tipo di posizioni.

Tutta la lettera è un invito a Tito, ma anche a tutti i membri della comunità, perché tutti chiamati a fare il bene.

Canto finale: Salmo 133

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