Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Pilato

Canto iniziale: Signore, pietà

Gv 18,29-38

Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire. Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

Commento

A partire dal ritratto che ci consegnano gli storici antichi possiamo dire che Pilato ha investito le proprie energie e i propri talenti per qualcosa che è effimero. Tutto ciò è peccato, non in senso morale, ma nel senso di chi compie con la ricchezza della propria vita qualcosa che è inutile e fa male. Perciò il peccato di Pilato consiste nell’avere un cuore che confida solo in se stesso, cercando il meglio per sé e scartando tutto e tutti coloro che lo mettevano in discussione.

Sappiamo che Pilato governò in maniera disonesta e crudele e che fu destituito dopo una persecuzione contro i samaritani. Tuttavia con Gesù non si comportò male. Nelle descrizioni dei Vangeli appare un personaggio tirato da una parte dal suo desiderio di potere dall’altra dai giudei.

Dopo il primo processo a Gesù, i giudei, confidando nella mancanza di scrupoli di Pilato, gli portano Gesù. Pilato però si comporta diversamente dal solito: istituisce un processo, ascolta i querelanti e l’imputato e si accorge che le accuse contro Gesù sono dei pregiudizi.

Pilato non coglie però che i giudei hanno già condannato a morte Gesù e tenta di uscire dalla faccenda a testa alta e con la coscienza pulita e per questo motivo lo manda da Erode. Sa che gli hanno consegnato Gesù per invidia, ma questa consapevolezza non gli impedisce di sottoscrivere l’ingiustizia.

Erode riconosce l’innocenza di Gesù e lo rimanda da Pilato, che in questo momento deve fare la sua parte di giudice. Pilato è scaltro, ma cade nella trappola. L’evangelista Giovanni presenta Pilato che va continuamente dentro e fuori, segno di quanto era agiato: non è il Pilato sbrigativo di sempre, eppure non riesce a salvare Gesù, perché ha paura ed è attaccato al potere.

Pilato si rende conto che Gesù non è un uomo qualunque, perché gli provoca dentro inquietudini e incertezze, ma non ha il coraggio che le domande si facciano strada in lui. Sceglie invece la ragion di stato e perde l’occasione di essere autentico uomo.

Tutto ciò accade anche a noi: costruiamo la nostra umanità negli anni con linearità, poi ci sono dei fatti che ci portano a scegliere chi essere veramente.

Pilato ci svela la parte di noi che non ce la fa ad arrendersi alla nostra autenticità. Pilato si pone delle domande, ma non ascolta le risposte che ne possono venire: che cosa mi impedisce di essere libero? Quali sono le mie paure? Quali etichette mi sono attaccato addosso? Perché non sono capace di rischiare? A chi do ascoltato? A quali poteri ho assoggettato la mi vita? Come tratto gli angeli che sono inviati nella mia vita?

Eppure indirettamente Pilato testimonia che Gesù è Dio con la scritta che pone sulla croce.

L’espressione latina “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum”, il cui acronimo è INRI, in ebraico suona “Yeshua Hanotsari Wemelek Hayehudim”, il cui acronimo è YHWH. Dunque con l’iscrizione posta sulla croce Pilato attesta che Gesù è Dio.

Neppure un uomo come Pilato riesce a impedire alla verità di manifestarsi. Lo stesso accade anche a noi: la nostra libertà viene interpellata nella relazione con Gesù, ma la verità si manifesterà comunque, anche se ci opponiamo. Se abbiamo incontrato il Signore, non possiamo impedirgli di raggiungerci negli abissi della nostra vita. In ogni caso tutto cambia nella nostra vita, sia che decidiamo di seguirlo sia che decidiamo di rifiutarlo.

Canto finale: Servo di Jahvé

Questo sito utilizza cookie atti a migliorare la navigazione degli utenti.
Chiudendo questo banner tramite il pulsante "ACCETTA" e proseguendo la navigazione sul sito se ne autorizza l'uso in conformità alla nostra Cookie Policy