Tema: Mostrare
Canto iniziale: Dentro l’anima
Gv 20,19-23.26-28
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Commento
Nella sua storia Gesù ha narrato Dio senza esonerarsi dalla condizione di fragilità umana, che era relativa agli aspetti economici, relazionali e fisici. Con la sua azione ha contrasto le cause della fragilità, come ha fatto nei miracoli, ma non è mai ricorso alla forza e al potere. Ha scelto invece di operare con misericordia, perdono e amore gratuito fino alla fine.
Il Risorto mostra le mani e il fianco, che contengono le ferite della passione. La risurrezione e la morte non rimuovono la fragilità di Gesù in quanto uomo. I segni sul suo corpo sono dunque la testimonianza della fedeltà alla vita piena e raccontano per sempre il fatto che Gesù ha attraversato il rifiuto e le conseguenze della condanna e della morte.
Gesù risorto non fa delle ferite un motivo di accusa. Eppure quelle ferite non sono nemmeno i segni dell’impotenza, ma qualificano la sua identità: chi è stato trafitto, attraverso le proprie ferite annuncia la buona notizia, dice, cioè, che l’amore del Padre per noi è incondizionato e che il sì di Gesù è come l’amore senza limiti del Padre.
Le sue ferite sono allora l’impatto dell’amore di Dio nella storia. Questi segni sono il modo di Dio di dare corso all’amore. Allo stesso tempo la resurrezione introduce Gesù in una condizione nuova, quella della pienezza: Gesù è per sempre e in tutto il Figlio in comunione con il Padre e per questo dona lo Spirito a ognuno di noi.
Che cosa accade a Gesù nel dono dello Spirto? Gesù rimane ancora esposto alla storia, perché è un dono che si trova di fronte la nostra libertà e i nostri pregiudizi e ci chiede un sì libero al suo amore e che rende liberi. Questa richiesta è vulnerabile, perché la risposta dell’uomo non è scontata.
La fragilità di Dio non è data pertanto dal fatto di portare con sé limiti o carenze, ma dipende dal suo amore, che è senza pentimenti e senza dispotismi e perciò dipende dalla nostra libera accoglienza.