Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Siano uno come noi

Canto iniziale: È l’ora

Gv 17,20-23

Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.

Commento

Nei vv 20-21 la preghiera è riservata ai futuri credenti e riprende e approfondisce il comandamento nuovo che Gesù ha dato nel cap 13.

Nei vv 22-24 tema è l’unità dei credenti che ha come parametro l’unità tra Padre e Figlio.

Nel v 23 Gesù si sofferma sulla testimonianza della comunità.

In questa parte della preghiera gloria può essere intesa come partecipazione della comunità dei fratelli alla vita di Dio rivelata da Gesù e donata a tutti gli uomini. 

Nel complesso la preghiera ha lo scopo di tenere insieme il filo della storia dai discepoli fino a noi, di creare una comunità che rifletta nelle relazioni che vive lo spirito di comunione tra Padre e Figlio e che diventi testimonianza per il mondo.

Ciò è possibile grazie a una doppia compenetrazione che porta la comunità dei fratelli a essere uno, e nella Scrittura uno indica Dio: da un lato c’è la compenetrazione “io in loro”, che avviene con l’accoglienza della Parola e il dono dello spirito, dall’altro c’è la compenetrazione “tu in me”, che indica il tipo di relazione, strutturata su quella tra Padre e il Figlio.

In questo passaggio della preghiera di Gesù c’è un cambiamento straordinario: il messaggio dei discepoli diventa il luogo dell’incontro con Dio. Per i discepoli, dunque, non si tratta di ripetere una dottrina, ma di comunicare un’esperienza di vita vissuta nell’amore.

La parola che hanno ascoltato e incarnato e la vita di ognuno diventano dono di sé agli altri. In questo senso la trasformazione di sé rende comprensibile l’amore e la vita di Dio. Pertanto per rendere comprensibile l’amore di Dio, non è importante l’annuncio, ma è necessaria la nostra vita, che può comunicare l’esperienza di Dio.

Questo tratto rende “pericolosi” i seguaci di Gesù perché non predicano una dottrina ma vivono ciò che hanno ricevuto e con la loro vita ne fanno dono agli altri.

Gesù chiede che la sua parola sia in noi e che ci dia una vita nuova, in cui sia visibile il suo amore. In altri termini, è come se Gesù dicesse “ti prego, Padre, perché il progetto che hai sull’uomo si realizzi e che l’uomo diventi Dio come tu l’hai pensato”.

Dio in Gesù si è fatto pienamente uomo e ciò per noi si può tradurre nell’avere una sensibilità per gli altri, nel compromettersi per loro, nell’avere attenzione per le loro sofferenze. In altre parole aver la pienezza dell’umanità di Gesù significa essere presenti e vivi per donare come ha fatto lui.

Questo è l’unico mondo che il mondo ha oggi per credere. In questo modo si realizza il progetto del Padre che vuole che nella comunità tutti diventino il suo santuario.

Dio si è fatto uomo e chiede di essere accolto dagli uomini nella loro vita, perché l’onda del suo amore giunga a tutti quanti. Questo dono porta delle conseguenze concrete: ci chiede un cambio fondamentale che porta dal pensare la propria vita come uno sforzo a vivere di Dio.

Con Gesù finisce il tempo in cui fare le cose per il Signore: non siamo noi che diamo la vita per il Signore, ma è lui che l’ha donata per noi. A noi è chiesto di accoglierla e di donarla a nostra volta agli altri, di andare per le strade come lui ha fatto e di avere verso gli altri il suo stesso atteggiamento.

Tutto ciò sconvolge la nostra vita, quando la basiamo sul calcolo e sull’organizzazione, e ci apre a una condivisione nuova con il Signore e con gli altri.  

Canto finale: Padre nostro

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