Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Una domanda di amore

Nella meditazione quaresimale di quest’anno seguiremo la preghiera di Gesù che si trova nel capitolo 17 del Vangelo di Giovanni e che è divisa da Rudolf Schnackenburg in 5 parti:

  • 1-5: richiesta di glorificazione 
  • 6-11a: Gesù esprime la motivazione della richiesta in riferimento ai discepoli 
  • 11b-16: Preghiera di intercessione e richiesta di perseveranza; vv. 17-19: santificazione nella verità
  • 22-23: Gesù esprime il desiderio di unità
  • 24-26: appello al Padre e prospettiva del compimento.

I vv. 3 e 20-21 sono considerati delle glosse. 
La domanda che è sottesa a tutta la preghiera è: che cosa significa essere uniti a Cristo morto e risorto? La risposta è l’augurio che Maty fa a ognuno per questa quaresima.

Canto iniziale: Padre

Gv 17,1-5

Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.

Commento

Il termine “gloria”, che ricorre anche altrove nel IV Vangelo, definisce la manifestazione visibile della maestà del Padre, che trova piena espressione nella croce. 

La gloria si manifesterà chiaramente nel dono della vita di Gesù offerto anche ai discepoli. In questo senso, il Padre è presentato come il donatore della vita per eccellenza. 

La conoscenza, di cui si parla al v. 3, presuppone l’accezione di conoscere come “sperimentare, essere in una comunione vitale con il Padre e con il Figlio”. In definitiva, secondo alcuni autori, il significato di conoscenza è uguale al significato di gloria.

Allo stesso tempo, il dono della vita eterna presuppone che l’uomo lo accolga e che la vita eterna non sia un fatto biologico.

Nei capitoli precedenti, Gesù ha preparato i discepoli alla separazione: ha dato il comandamento dell’amore, ha parlato della vite e dei tralci, del proprio ritorno e della promessa dello Spirito. 

Qui alza gli occhi al cielo e, rivolgendosi al Padre, dice che “è giunta l’ora”. Questa espressione è stata interpretata dagli esegeti come un profondo sospiro, a conclusione di un’impresa e prima dell’ultimo sforzo. 

L’espressione “alzare gli occhi al cielo” evoca il ritorno a casa, la ricerca di colui che è l’origine e il principio di ogni parola, azione, desiderio, volontà e legame. È come se Gesù avesse il bisogno di ricentrarsi e di rileggere tutta insieme la propria vita.

Se vogliamo che anche la nostra sia una storia d’amore, questa è l’esperienza che possiamo fare anche noi per rileggere quanto viviamo e comprendere come ciò che sta capitando nella nostra vita faccia parte della nostra storia.

Gesù è alla ricerca del senso, della sostanza e della ragione di ogni evento passato e che accadrà. In questa ricerca giunge a ricollocare quell’ora nell’unico luogo in cui può essere affrontata: l’intimità con il Padre. È qui che Gesù cerca un luogo in cui riuscire a vedere quello che ha fatto e il dramma che si sta compendo. 

È qui che esprime la propria domanda di amore, chiedendo di essere amato ancora e soprattutto in quel momento. Chiede, cioè, di affrontare tutto ancora nell’amore per il Padre e per i suoi. 

A tutti che è capitato di attraversare momenti in cui non ci vuole niente per buttare tutto all’aria. Sono questi i momenti in cui possiamo chiedere al Padre “amami, stai con me”. Solo con il suo amore, e non con il nostro piccolo amore, possiamo andare oltre quei momenti di forte crisi.

Gesù ci fa vedere che l’unica regola che esiste è il comandamento dell’amore, del dono, dello scambio reciproco e quindi dell’unità, per cui tutto ciò che è del Padre è anche del Figlio e viceversa.

Il modo di amare del Padre è quello di consegnarsi senza chiedere nulla, perché, facendo così, può dare la vita per sempre e senza misura. Anche Gesù colloca se stesso dentro l’economia del dono, che è una categoria più intima di quella dell’appartenenza. 

Gesù si ferma a pregare e si concede la memoria viva dell’intimità con il Padre che, pertanto, diventa storia condivisa. 

La preghiera di Gesù non ha nulla a che fare con la rinuncia ascetica e neppure con l’esercizio della generosità, ma è la volontà di offrire la propria vita perché sia intrecciata con quella del Padre e dei suoi: in questa richiesta Gesù porta con sé i suoi e anche noi con loro.

In definitiva, Gesù ci fa vedere che questo amore è l’unica modalità di rapporto possibile: una vita così, come bene illimitato, è tale per volontà del Padre e di conseguenza è una vita illimitata nell’amore.

Canto finale: Padre nostro

Questo sito utilizza cookie atti a migliorare la navigazione degli utenti.
Chiudendo questo banner tramite il pulsante "ACCETTA" e proseguendo la navigazione sul sito se ne autorizza l'uso in conformità alla nostra Cookie Policy