Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Non lo impedite

Canto iniziale: Salmo 19

Lc 9,45-30

Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento. Nacque poi una discussione tra loro, chi di loro fosse più grande. Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Commento

Nei versetti che precedono questo brano Gesù aveva guarito, dopo che il fallimento dei discepoli, un ragazzo da uno spirito maligno che lo affliggeva con convulsioni.

In questo brano, prendendo vicino a sé un bambino, Gesù compie un gesto paradossale, perché i bambini non contavano nulla nella società del tempo, e mette in questo modo in evidenza l’assurdità della discussione dei discepoli.

Negli esorcismi del tempo si pronunciavano nomi stranieri cui si attribuiva in potere speciale. Evidentemente l’esorcista anonimo cui si riferisce Giovanni riconosceva il potere del nome di Gesù e non apparteneva però al gruppo dei discepoli. 

Gesù specifica che la questione su cui riflettere non è legata al potere ma all’amore che si manifesterà pienamente nella croce. 

L’intervento di Giovanni, inoltre, lascia capire che nella comunità cui l’evangelista si rivolge c’era un problema serio di appartenenza e di esclusività del gruppo. 

Gesù dà una riposta chiara: “non lo impedite”, e si pone in questo modo all’opposto rispetto alla posizione dei suoi che vogliono mettere un confine al gruppo.

Le parole di Gesù stimolano un approfondimento: non si può fare confusione tra l’essere con il Signore e l’essere con i discepoli e tra l’essere con la chiesa e l’essere con il Signore. Per essere comunità è necessario essere con il Signore, ma per essere con il Signore non è necessario essere chiesa. 

Gesù è persona libera da queste logiche, non sente il dovere di compiacere i discepoli e allo stesso tempo non si riconosce nessuna superiorità rispetto ai suoi.

Nel cuore di ogni uomo c’è un seme dell’amore di Dio e per questo motivo il Signore dice che non è possibile bloccare gli altri, assolutizzando le proprie idee.

Il compito dei discepoli non è quello di vietare, ma di scoprire che cosa gli altri manifestano dell’amore.

Per fare ciò, il Signore ci dà un criterio semplice: la condivisione che si fa servizio. Proprio questo modo di vivere manifesta l’apparenza a Gesù, la qualità dell’umanità creata, che Cristo trasfigura in amore pieno. È un criterio che ci permette di verificare dietro a chi andiamo. 

Quando, nella Regola, si parla del servizio agli amici, si dice che questo servizio è veramente unito za Cristo se nasce dalla fraternità che viviamo e la manifesta, altrimenti diventa un elargire quello che abbiamo di più, cioè un modo per dipingerci come superiori rispetto a chi è più povero.

Anche a noi il Signore chiede di manifestare l’appartenenza a lui, perché pronti a condividere e a servire.

Chiarire le appartenenze può essere una cosa buona solo quando ci serve non ad andare di qua e di là a spiluccare senza portare frutto, ma quando serve a rendere limpida la nostra vita e riconoscibile la via del Signore. 

Il Signore però ci mette in guardia dal pericolo della gelosia spirituale di chi presume di dirigere e controllare l’azione dello Spirito. Le espressioni come “noi/loro; noi/voi”, infatti, possono far trasparire un briciolo di gelosia e cioè il fatto che il Vangelo non ha attecchito nel nostro cuore.

Il Signore ci invita invece a metterci di fronte agli altri per scoprire che il noi a cui apparteniamo è più ampio di quello che possiamo immaginare.

Canto finale: Salmo 133

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