Tema: Non glielo permise
Canto iniziale: Vorremmo dirti
Mc 5,18-20
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.
Commento
Il Vangelo di Marco sposta l’annuncio della salvezza ai pagani al tempo successivo alla Pasqua e in questo senso il fatto che un pagano miracolato seguisse Gesù avrebbe creato una sensazionalità eccessiva intorno alla sua figura, che avrebbe nociuto alla sua predicazione. Queste motivazioni spiegano, da un punto di vista strutturale, il rifiuto di Gesù a che l’uomo liberato lo seguisse.
Sottolineiamo alcune espressioni che nel testo sono rilevanti:
- “ciò che il Signore ti ha fato”: Gesù invita l’uomo a non riconoscere in lui un guaritore, ma l’amore di Dio per lui, cioè un liberatore che opera con la stessa forza di Dio.
- “lo supplicava”: indica una richiesta ripetuta, che si oppone quella delle altre persone che prima volevano che Gesù andasse via.
- “Restare con lui”: è l’espressione usata in occasione della costituzione del gruppo dei 12 e che dunque indica l’essere discepoli. A differenza degli altri maestri, è Gesù che sceglie i propri discepoli: non si può chiedere di essere suoi discepoli, si può solo accogliere la sua chiamata.
Come in questo caso, nel corso dei Vangeli Gesù opera molti miracoli, che non sospendono le leggi della natura, ma offrono una dilatazione delle possibilità spesso offuscate nell’uomo di accogliere in pieno il mistero della vita. Questo compito fa parte della missione di Gesù, che lo trasmette ai suoi discepoli e anche a noi, perché la liberazione della vita sia garantita all’umanità intera e ognuno possa assumersi in pieno la responsabilità della propria vita.
Quest’uomo, pieno di gratitudine e consapevole della liberazione della schiavitù dell’isolamento, aveva il desiderio di essere vicino al suo guaritore.
Nel “no” pronunciato da Gesù c’è, tuttavia, la salvaguardia della vita liberata. Il suo rifiuto riguarda il mistero della libertà, che esige sempre una capacità di distanza, che passa e si consolida attraverso il superamento della tentazione di cambiare padrone. La riposta negativa di Gesù stimola a una responsabilità crescente rispetto alla propria umanità.
Quest’uomo, infatti, si era abituato a vivere tra i sepolcri, dipendendo dallo spirito immondo che lo possedeva. Tuttavia, seguendo Gesù avrebbe rischiato di ripiombare in un nuovo isolamento e di essere dipendente da Gesù.
Con quel “no”, cioè non attirandolo a sé, Gesù completa la liberazione dell’uomo e gli chiede di andare più lontano, per annunciare la misericordia del Signore proprio laddove il Signore non era conosciuto.
Per noi il segno della guarigione è la mancanza di paura nell’affrontare da soli il nostro cammino. Solo un’autonomia così prepara alla purezza di cuore, che consiste nell’unificazione della propria persona, che non dà più spazio alle contraddizioni dentro di sé.
In alcuni casi una sensibilità eccessiva, un’emotività senza freni oppure l’esaltazione per un successo portano allo stesso pericolo con cui ha fatto i conti l’indemoniato, cioè il fatto di fermarsi a girare su sé stessi e di diventare schiavi di sé stessi.
Come nel caso dell’indemioniato, però, la parola di un altro può guarirci e liberarci, solo se ci restituisce alle nostre responsabilità, cioè a ciò che spetta a noi fare.
L’esperienza del Signore come nostro liberatore porta sempre a liberarsi dalle forme di rassicurazione e non ci lascia nelle nostre zone di confort né psicologiche né spirituali. Al contrario, genera sempre un nuovo equilibrio, che si vive solo nei passi nuovi che si compiono, nei sentieri nuovi che richiedono la chiusura di altri.
Come con l’indemoniato, il Signore si ritrae e ci espone alla prova della libertà, che è l’unico luogo in cui la testimonianza diventa autentica. Quell’uomo viene mandato nella famiglia, che rappresenta una prova forte, poiché proprio lì era custodita un’immagine di uomo privo di libertà.
Osserviamo infine che l’esperienza di libertà può partire da qualsiasi dimensione della vita, ma deve poi riguardare tutta la persona. Questa liberazione non fa dell’intervento di Gesù un atto di filantropia, ma genera una rivoluzione nell’uomo e nel mondo di quell’uomo guarito.