Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Dormiva

Canto iniziale: E io non dovrei?

Mt 8,14-17

Vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva. Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti». Salito sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

Commento

Gesù dà l’ordine di passare all’altra riva, di andare incontro ad altre persone, non si ferma, cioè, laddove ha già ottenuto un consenso.

Queste parole di Gesù sono una sfida per la comunità cui scrive l’evangelista e che tende a rimanere ferma in quanto ha già realizzato.

La prima risposta di Gesù è una chiarificazione e porta lo scriba a confrontarsi con la rinuncia alle proprie sicurezze: per seguire il Signore bisogna riordinare le proprie priorità affettive, mettendo al primo posto gli altri.

La tempesta che scuote la barca rappresenta il cuore dei discepoli, che è molto turbato: Gesù vuole andare da un’altra parte del lago, dove, però, bisogna ricominciare tutto daccapo. Per questo motivo i discepoli sono in uno stato di confusione affettiva totale.

Il Signore dice di lasciare alle spalle tutte le tane e i nidi in cui è facile cercare rifugio, per cercare invece la sicurezza in lui. Anche il riposo si trova nell’unità con lui, ma passando sempre all’altra riva, cioè andando oltre gli ostacoli o il contingente.

Gesù non si accontenta del successo ottenuto a Cafarnao e porta delle esigenze che vanno al di là di quanto i discepoli avevano pensato. In questo modo il Signore li stimola alla trascendenza.

Dopo i prime tre segni presentati nel capitolo 8 del Vangelo di Matteo, il cuore dei discepoli è in tempesta, perché quello che vedono li provoca a un’intelligenza superiore e al superamento delle proprie attese.

Il fatto che il Signore dorma, costringe i discepoli a cavarsela da soli e a cercare una strada per affrontare le difficoltà: devono imparare ad andare oltre la paura che nasce da precomprensioni o da chiusure personali.

La vita di questi discepoli ha bisogno di essere animata e di affinare i sensi spirituali, altrimenti il loro cuore si limiterà a calcolare e a valutare le situazioni solo a livello superficiale.

Operare questo passaggio richiede che siano sconvolti i modi di pensare e le attese per aprirsi all’incontro con Dio. Per questo motivo i discepoli sono invitati a fidarsi del maestro e a non svegliarlo.

Se si fidano, possono comprendere che c’è qualcosa di straordinario in Gesù, che proprio con il sonno stava assumendo su di sé il sonno interiore dei discepoli.

In questo modo i discepoli hanno il tempo di prendere le misure della propria incapacità di fidarsi e di aprirsi alla supplica.

Il Signore non rinuncia mai a svegliare la nostra fede, per aiutarci a renderci conto che da soli non ce la facciamo.

È probabile che il silenzio di Gesù non ci piaccia molto: eppure ci interroga, impegna la nostra libertà e il nostro coraggio.

Così, proprio quando siamo turbati, siamo liberi di fare da soli, di cercare le nostre risposte, di chiamare per nome le nostre paure, le nostre agitazioni e di andare dal Signore.

Presi dalla paura, i discepoli non si accorgono che con loro c’è il Signore e invocano il prodigio. Svegliandolo, però, non incontrano il Signore, perché finché non si ha il coraggio di lasciarsi andare oltre i propri timori, è difficile che si possa fare spazio a un incontro vero.

Gesù era con loro, vera presenza, ma i discepoli non lo capiscono, sono presi da stupore, parlano tra loro del suo potere. Gesù da parte sua cerca di aprirli alla logica della pace e del servizio, ma sono troppo disorientati per capire e infine li accontenta, perché investe tutto se stesso nei confronti di chi è chiamato.

In conclusione, possiamo dire che la cosa più importante del brano è proprio il fatto che il Signore dorma, perché questo è segno di pace, di fiducia e smaschera la paura dei discepoli.

Canto iniziale: Meraviglia

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