Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Che meraviglia!

Canto iniziale: Sei apparso

Mt 8,5-13

Entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.

Commento

L’evangelista preferisce dire poco dei luoghi e dei personaggi, per lasciare spazio ai dialoghi.

Gesù entra a Cafarnao, la città che in cui ha scelto di vivere da quando è andato via da Nazareth. È una città ricca di scambi, ma anche di ambiguità, e la scelta di Gesù di viverci è dettata dalla volontà di esporsi non al potere politico o religioso, ma all’incontro con tante persone.

In tutto il brano ricorrono molte volte i verbi “venire” e “andare”, a indicare che si tratta di un brano di movimento e che chi crede si muove.

Nell’incontro con il centurione emerge la meraviglia per la fede di questo romano: Gesù non ammira una professione di fede esplicita né parole che dicono una fede devozionale. Gesù si meraviglia della fede del centurione, che è un tutt’uno con la sua vita e con la sua umanità: si meraviglia del fatto che si curi del suo servo malato che invece sarebbe stato più facile sostituire.

Il centurione non chiede nulla per sé o per un familiare, ma è capace di farsi carico della sofferenza di un altro, senza lasciare spazio all’amarezza, mettendosi all’opera in modo urgente, concreto e fattivo.

Davanti a un uomo così Gesù decide di guarire il suo servo.

C’è di più: il centurione infatti manifesta un’ulteriore delicatezza nei confronti di Gesù, chiedendogli di andare a casa sua, per evitargli ulteriori problemi con la sua gente. Questa attenzione dimostra che non è assorbito tutto dal suo bisogno e dal problema del momento: tutto questo passa in secondo piano davanti alla possibilità di prendersi cura di Gesù.

In questo senso il centurione è persona con una tale attenzione e cura per gli altri da dare la precedenza agli altri più che al proprio personale prestigio, che passa invece in secondo piano.

Probabilmente dalla pratica del proprio lavoro a quest’uomo deriva la sensibilità per la vita ed è per questo motivo che è deciso e intrepido nel chiedere una mano a Gesù per fermare la morte.

Il centurione ha fede nella vita, che lo rende coraggioso nel lotta contro ciò che ostacola la vita.

L’umanità che il Signore ammira nel centurione non è solo bella, ma è anche segno di una fede grande: la prima persona che Gesù ammira nel Vangelo è un pagano che, pur non conoscendo la torah, vive con una fede profonda nella pienezza della sua umanità.

Per essere persone come il centurione, cioè che vivono credendo, basta essere autenticamente umani in modo fattivo e concreto.

Persone così si riconoscono e trovano gesti e modi che concretamente dicono la vicinanza agli altri come fa Gesù.

L’incontro si chiude con un imperativo: “Va’, avvenga per te come hai creduto”. Gesù, ammirando quest’uomo, ha cambiato il corso della morte in corso della vita.

Questo modo di fare può toccare anche noi, che talvolta desideriamo la liberazione dalla morte, ma allo stesso tempo rischiamo di non credere che il Signore ci cambia e cambia la realtà in cui viviamo. Talvolta preferiamo non doverci scomodare e per questo motivo manteniamo una sofferenza o una disillusione, senza accettare di farci cambiare in modo attivo e concreto.

Canto iniziale: Vedere l’oltre

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