Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Stese la mano … Poi disse: “Guardati bene!”

Canto iniziale: La parola di vita

Mt 8,1-4

Scese dal monte e molta folla lo seguì. Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

Commento

L’evangelista presenta Gesù sul modello di Mosè e per questo motivo descrive, ad esempio, l’infanzia di Gesù sulla falsariga di quella di Mosè.

Il brano dell’incontro di oggi è posto dall’evangelista dopo le beatitudini, che sono dieci come le dieci parole che Mosè ha ricevuto da Dio.

Per Matteo, Gesù è umile come Mosè ed è aperto all’ascolto, come Jahvè che ha ascoltato il grido del popolo ed è sceso per liberarlo: Jahvè si è assunto i bisogni del popolo e per lui si è mosso; così fa anche Gesù, che è sceso per liberare l’uomo.

Anche in questo brano Gesù scende: il gesto che compie è il primo di dieci che Gesù compirà: in questo modo l’evangelista vuole comunicare che chi desidera seguire il Signore è chiamato ad ascoltare le sue parole e compiere i suoi gesti.

Il monte su cui Gesù ha pronunciato le beatitudini è stato la cattedra dell’insegnamento del maestro. Ora scende con la folla e si imbatte in un uomo malato di lebbra che non era potuto salire insieme agli altri.

Quest’uomo prende coraggio, supera le paure, immediatamente si prostra e pronuncia una supplica.

Possiamo dire che si è sentito autorizzato a farsi avanti e a chiedere a Gesù di essere accolto, di essere guarito, di essere reintegrato nelle relazioni.

Gesù fa un gesto di prossimità assoluta: ascolta e si coinvolge nella sofferenza di quell’uomo fino a compromettersi, e poi lo tocca.

Poi Gesù aggiunge due ammonizioni, che si possono esprimere così: curati della discrezione, cioè custodisci nella tua intimità l’incontro con il Signore; da’ testimonianza per i sacerdoti.

L’incontro di Gesù con quest’uomo ci dice che come ci si può ammalare, allo stesso modo si può guarire e, se è vero che ci si può isolare, è ancora più vero che, se si riprende la via dell’ascolto e del coinvolgimento reciproco, ci si trova di nuovo insieme.

In questo incontro Gesù cambia le relazioni del lebbroso e per questo motivo guarisce la sua pelle. Al di là della lebbra, c’è una malattia più grande, l’isolamento, l’essere tenuti a distanza, il mettersi fuori.

L’ascolto di Gesù è profondo e così elimina gli aspetti collaterali della lebbra. D’altra parte, ascoltando le parole di Gesù, il lebbroso vede riaffiorare in sé la speranza.

Anche noi possiamo fare un’esperienza simile: quando siamo isolati, non manchiamo alla preghiera, perché ci teniamo ad ascoltare le parole del Signore. Possiamo chiederci però se l’ascolto delle sue parole ci apre alla speranza: se non è così, allora ci manca l’ascolto vero, perché sempre la parola del Signore è una parola di vita.

Ancora, possiamo notare come il lebbroso, avvicinandosi a Gesù, abbia infranto la regola della purità, che gli proibiva di stare con gli altri. Anche Gesù infrange le regole, perché, toccando il lebbroso, si contamina e diventa come lui.

Coinvolgersi con ogni uomo è la scelta di Gesù: per questo motivo, prima tocca il lebbroso, poi gli parla e infine lo manda tra gli altri nell’ordinarietà.

In questo modo Gesù, che manifesta tutta la propria empatia, non crea dipendenza, non lega, ma libera.

Il modo di sentire di Gesù ha la chiarezza delle situazioni e la fermezza delle decisioni. Questi sono due tratti che ci interpellano, se vogliamo fare nostra l’empatia evangelica.

Gesù ci fa vedere com’è possibile abbracciare la logica del vivere accanto e come la relazione vera sia solo nella reciprocità: non è sufficiente prendersi cura degli altri, perché è necessario nelle relazioni liberare e lasciarsi liberare.

Canto iniziale: Vivere è Cristo

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