Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Si mise a spigolare

Canto iniziale: Il sicomoro

Rt 2,1-3

Noemi aveva un parente da parte del marito, un uomo altolocato della famiglia di Elimèlec, che si chiamava Booz. Rut, la moabita, disse a Noemi: «Lasciami andare in campagna a spigolare dietro qualcuno nelle cui grazie riuscirò a entrare». Le rispose: «Va’ pure, figlia mia». Rut andò e si mise a spigolare nella campagna dietro ai mietitori. Per caso si trovò nella parte di campagna appartenente a Booz, che era della famiglia di Elimèlec.

Commento

I capitoli 2 e 3 del Libro di Rut sono considerati un dittico: l’uno si svolge di giorno, l’altro di notte e per questo motivo sono accostati al Cantico dei Cantici; inoltre nella tradizione ebraica l’uno si legge a Pasqua, l’altro a Pentecoste.

Noemi e Rut sono straniere e in quanto tali non hanno il diritto di mietere. Ai poveri, agli stranieri e alle vedove era invece concesso il diritto di spigolare.

La vicenda delle due donne si svolge al tempo dei Giudici, quando il popolo stava attraversando un periodo di carestia umana e ognuno agiva secondo il proprio personale giudizio, arrangiandosi alla meglio.

Rut chiede a Noemi il permesso di entrare nelle grazie di qualcuno, cioè di incontrare la misericordia di chi la vede e la lascia spigolare. Allo stesso tempo l’espressione “per caso” indica, secondo una formula cara al Qoelet, che c’è qualcosa che è al di sopra, cioè che quanto accade a Rut è voluto da Dio.

È significativo che, nonostante la scelta fatta in precedenza, Rut sia ancora definita come Moabita. La sua scelta non conduce direttamente e immediatamente alla meta, ma rimane come un faro che guida il lento e graduale cammino di incarnazione e che alla fine porta al riconoscimento da parte degli altri. Così Rut solo ora viene chiamata figlia e solo alla fine del libro sarà chiamata donna.

Anche noi abbiamo scelto di essere fratelli, ma solo dal nostro modo di vivere si potrà vedere se viviamo davvero da fratelli.

Rut si dà da fare, non è concentrata sul fatto che gli altri non la riconoscono, ma sui modi da utilizzare per vivere ciò che trova nel proprio cuore. Solo questo percorso la porterà al riconoscimento da parte degli altri. Con umiltà dunque Rut accetta la condizione in cui si trova e da qui si mette in movimento, senza accontentarsi dell’elemosina.

Rut ha bisogno di un redentore, di qualcuno che riconosca la sua dignità, ma allo stesso tempo prende l’iniziativa, cerca le strade che portano al pane, che è quello della solidarietà e della condivisione, cerca grazia e si impegna con rigore.

In Dio rigore, cioè giustizia, e misericordia sono abbracciate in modo perfetto. All’uomo invece spetta la responsabilità di fare tutto quanto è possibile per dare all’amore di Dio la possibilità di trasformare la disgrazia in grazia.

Come per Rut, anche per noi è importante non restare rigidi e passivi, ma slanciarsi laddove il cuore è orientato e desidera andare: proprio in questo cammino tocchiamo la possibilità di essere liberi da noi stessi e di incontrare Dio. 

Canto finale: La parola di vita

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