Tema: Il tuo Dio sarà il mio Dio
Canto iniziale: Come sigillo
Rt 1,16-19
Ma Rut replicò: «Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch’io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio. Dove morirai tu, morirò anch’io e lì sarò sepolta. Il Signore mi faccia questo male e altro ancora, se altra cosa, che non sia la morte, mi separerà da te». Vedendo che era davvero decisa ad andare con lei, Noemi non insistette più. Esse continuarono il viaggio, finché giunsero a Betlemme. Quando giunsero a Betlemme, tutta la città fu in subbuglio per loro, e le donne dicevano: «Ma questa è Noemi!».
Commento
Le parole di Rut esprimono la forte decisione con cui intende rimanere unita a Noemi: riprendono la formula dell’alleanza tra Dio e il popolo e dimostrano la disponibilità e l’impegno della nuora a lascare il proprio popolo e la propria terra, in una parola la propria identità, per seguire la suocera.
Rut ha perso il marito, ma conserva la capacità di amare con tutta sé stessa e fino alla fine. Questo modo di amare sembra connaturato in lei ed emerge in maniera evidente nella carestia di amore e nel deserto relazionale che ha visto affacciarsi nella vita di Noemi.
In questo senso la conversione di Rut al Dio di Noemi non è teorica, ma è legata all’esperienza concreta e all’intenzione di condividere la vita con Noemi passo dopo passo. Non cambia il proprio modo di amare, ma ciò che ha messo in pratica nella vita matrimoniale, cioè la compagnia della vita, ora lo mette in pratica anche con Noemi.
Rut chiama in causa il Dio di Israele come testimone e garante della dichiarazione fatta a Noemi:, una volta che ha deciso di dare la vita, non si tira indietro ed è pronta a accogliere le conseguenze della propria scelta.
Rut, infatti, ha scelto di essere fedele al proprio cuore e ha deciso di non dare tanto importanza alle conseguenze della propria scelta di amore quanto alle premesse: solo chi è fedele nel dare tutto e non si accaparra gli altri per il proprio benessere può riconoscere il Signore misericordioso e amante in ogni situazione di vita.
Così Noemi e Rut compiono un nuovo esodo che è in direzione contraria a quella che Ebimèlec aveva compiuto anni prima: il viaggio di quest’ultimo era animato dalla volontà di evitare il dolore, ma in questo modo aveva steso un velo di morte che aveva avvolto tutti; il viaggio di Noemi e Rut approda nella Terra promessa, a Betlemme, la casa del pane.
Da un lato i passi di Ebimèlec non servono a risparmiare la fame, ma troncano la possibilità di un futuro diverso, in cui imparare ad amare più liberamente e rinunciare a un modo individualistico di amare.
Dall’altro i passi di Noemi e Rut portano a contemplare la meraviglia dell’amore che si moltiplica, dell’amicizia e della compagnia della vita che diventano possibili, se solo si accetta di condividere il poco che si ha.
Una delle interpretazioni rabbiniche fa coincidere il ritorno di Noemi e Rut con la festa del covone, cioè del primo raccolto, che è l’inizio della vita nuova. Così anche la presenza e la compagnia delle due donne a Betlemme, luogo che ha un ruolo importante all’interno della narrazione, inaugurano un tempo nuovo nel segno della solidarietà e della speranza.