Tema: Non è lecito abbandonare il posto
Canto iniziale: Dio nascosto
A Diogneto 6,1-10
1. A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. 2. L'anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. 3. L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile. 5. La carne odia l'anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. 6. L'anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano. 7. L'anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. 8. L'anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l'incorruttibilità nei cieli. 9. Maltrattata nei cibi e nelle bevande l'anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano. 10. Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare.
Commento
Questa parte dell’A Diogneto è un brano di sintesi. L’autore usa l’immagine “anima-corpo” che eredita dal pensiero filosofico greco per definire il rapporto tra i cristiani e il mondo, inteso come contesto sociale.
L’immagine non è da intendersi nel senso di un dualismo che contraddice l’incarnazione, ma come l’esistenza di due dimensioni dell’essere: una interiore, l’anima, e una esteriore, il corpo. L’anima dunque è la forza vitale, il corpo è la parte operativa.
Inoltre l’autore parla di due parti della società: una visibile, i pagani e gli ebrei, e una invisibile, i cristiani. In questa situazione il culto dei cristiani è rappresentato dalla loro presenza nel mondo.
Come l’anima è nel corpo così i cristiani sono nel mondo: i cristiani sono cioè una presenza animante.
La visione del mondo presentata dall’autore non è critica, ma intende sottolineare ciò che è vero e autentico perché diventi vita. In questo senso nessuno di noi ha il permesso di disertare il posto che Dio gli ha assegnato, per vivere il servizio e la testimonianza, per essere presenza di amore e non di rivalsa.
I cristiani sono allora chiamati a essere una presenza discreta, che non cede al male, che non se ne fa contaminare, non lo assume come modo di risposta. Continuando ad amare nel mondo, i cristiani lo rigenerano continuamente alla vita. Per questo motivo possono essere come l’anima che unifica, governa e ispira la vita.
I cristiani sono per il mondo una prospettiva visibile più degna, mettono in primo piano il valore e la dignità di ogni persona, attuano una vita morale personale e sociale altissima, immettono un supplemento di anima, introducono nel mondo l’orizzonte del Vangelo, testimoniando, contro ogni chiusura, che l’altro è un fratello e che l’amore vince la deformazione dell’uomo deturpato dal peccato.
Se questa è la chiamata dei cristiani, tuttavia è possibile per loro anche disertare: come?
- ricadendo in una posizione mondana, cioè facendo come tutti gli altri e negando l’incarnazione
- isolandosi in una forma di vita angelica infeconda perché non anima nulla.
I cristiani hanno invece il compito di testimoniare che esiste un’altra legge che è diversa da quelle che dominano il mondo, che è propria dell’uomo vivente ed è quella della fraternità.