Tema: Cittadini e stranieri
Canto iniziale: Rinascere
A Diogneto 5,4-17
Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell’odio.
Commento
Nel brano, che è molto noto, l’autore dice che cosa significhi essere cristiani mediante una serie di antinomie. Balza subito agli occhi che la specificità del loro modo di essere non implica che siano separati dagli altri.
Anche se, nel periodo in cui scrive l’autore, sono una minoranza, i cristiani annunciano la realtà del Regno di Dio che è per tutti, non sono contrapposti al mondo, ma giocano un ruolo attivo nella società e nella politica a vantaggio di tutti.
Questa pagina è molto attuale, perché anche oggi i cristiani sono solo una componente in una società che in tutto il mondo si presenta plurale.
In ogni caso in questo passo dell’A Diogneto emerge un profilo spiazzante dei cristiani. Il loro è un modo paradossale di essere cittadini, nel senso che sono cittadini in tutte le città, ma non seguono i percorsi noti, le solite vie.
Il cristiano non si allinea e allo stesso non rinnega la solidarietà con tutti, crea uno scarto, ma senza scartare nessuno, mette una distanza, ma senza isolare.
Nel brano possiamo mettere in evidenza cinque caratteristiche dell’essere cristiani:
- Mostrano in quale Dio credono nella vita concreta, cioè, per usare le parole di Papa Francesco, testimoniano una fede in uscita, non di sacrestia; lasciano che sia Dio a plasmare i loro atti quotidiani, il loro modo di parlare, di agire e di reagire.
- Hanno un modo particolare di essere abitanti della città: partecipano della vita civile, amano, … eppure si distanziano dagli altri, perché sanno di avere un’altra cittadinanza, che non è mai un alibi per sottrarsi alla fedeltà di vivere come autentici cittadini.
- L’annuncio di Dio è la loro testimonianza feriale e non ideologica, che si esprime nelle scelte che fanno, che sono motivate e pagate a caro prezzo. Annunciano cioè un altro modo di vedere la realtà e di vivere.
- Sono stranieri – per usare termini moderni – con permesso di soggiorno, hanno la libertà di abitare uno spazio e accolgono chi bussa; hanno la libertà di spostare il loro impegno altrove, quando cambia il frammento in cui hanno abitato; non sono attaccati alle cose che fanno e non le colonizzano. Perciò possono abitare con libertà ogni angolo del mondo, dove c’è diversità, solidarietà e possibilità di parlare.
- Sanno attraversare il male senza farsene sedurre, senza che il male li trasformi incattivendoli.
In tutto ciò emerge un elemento comune: i cristiani vivono in un modo proprio le relazioni con le cose e con le persone. Agiscono a partire da motivazioni profonde e condivise, confrontate con chi crede nello stesso Dio, senza farsi condizionare dalle mode, cioè dalla mondanità, come dice Papa Francesco, ma lasciandosi guidare dall’incontro con la Parola e con chi crede nello stesso Dio.