Tema: Fatti uditore di una parola nuova
Canto iniziale: Salmo 19
A Diogneto 1,1-2,1
Vedo, ottimo Diogneto, che tu ti accingi ad apprendere la religione dei cristiani e con molta saggezza e cura cerchi di sapere di loro. A quale Dio essi credono e come lo venerano, perché tutti disdegnano il mondo e disprezzano la morte, non considerano quelli che i greci ritengono dèi, non osservano la superstizione degli ebrei, quale amore si portano tra loro, e perché questa nuova stirpe e maniera di vivere siano comparsi al mondo ora e non prima. 2. Comprendo questo tuo desiderio e chiedo a Dio, che ci fa parlare e ascoltare, che sia concesso a me di parlarti perché tu ascoltando divenga migliore, e a te di ascoltare perché chi ti parla non abbia a pentirsi. Tu dunque purìficati da tutti i pregiudizi che tengono prigioniera la tua mente e spògliati dell'abitudine ingannevole e ridivieni come in principio un uomo nuovo, facendoti uditore di una parola anch’essa nuova, come tu stesso hai riconosciuto. Non solo con gli occhi, ma anche con la mente considera di quale sostanza e di quale forma siano quelli che voi chiamate e giudicate dèi.
Commento
Lo scritto si apre con molte domande, che potrebbero essere le stesse che ci rivolgerebbe oggi chi ci incontra, vedendo che crediamo in Gesù Cristo. Sono domande incentrate sul modo di vivere da cristiani rispetto al quotidiano:
- Perché i cristiani non sono attenti agli dèi che si venerano in tutto l’impero?
- Perché non seguono le usanze giudaiche?
- Perché compare solo oggi questo modo di vivere?
- Che tipo di amore lega tra loro i cristiani?
- Che tipo di amore li tira fuori dalla solidarietà con gli altri che si esprime nel culto comune?
Oggi per noi queste domande potrebbero essere attualizzate così:
- Perché siamo così refrattari al modo di credere alla maggioranza dei cristiani?
- Perché siamo inviati a lasciare le pratiche o le letture spirituali che non modificano la vita quotidiana?
- Perché siamo chiamati a un servizio agli altri che non è quello che vorremmo fare istintivamente?
- Perché è importante destabilizzare il modo di vivere sociale vivendo in piccole comunità?
- Perché non è possibile stare a casa vivendo comodamente il privato e accogliendo gli altri solo come ospiti?
- Da dove prendiamo la libertà di non essere come gli altri nelle pratiche religiose?
- Perché dovrebbe valere adesso questo modo di essere cristiani?
L’autore del testo chiede al suo destinatario di assumere un atteggiamento di purificazione e di spoliazione per accogliere la novità.
Inoltre denuncia che i pregiudizi e le abitudini possono ingannare e sicuramente non favoriscono l’emergere dell’uomo nuovo, capace di sentire una parola nuova.
Anche oggi nel nostro tempo possiamo percepire la ricerca del sacro, di una consolazione interiore, di qualcosa di funzionale che serve però solo a salvaguardare un’immagine di noi stessi e non ci apre realmente alla novità.
Allora possiamo chiederci quali di queste domande ci toccano proprio mentre ci mettiamo in cammino verso la festa dell’incarnazione di Dio e come vogliamo vivere questo tempo.