Tema: Senza di te?
Canto iniziale: Preghiera semplice
Rt 1,14-16a
Di nuovo esse scoppiarono a piangere. Orpa si accomiatò con un bacio da sua suocera, Rut invece non si staccò da lei. Noemi le disse: «Ecco, tua cognata è tornata dalla sua gente e dal suo dio; torna indietro anche tu, come tua cognata». Ma Rut replicò: «Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te….».
Commento
Al momento della separazione da Noemi le due nuore scoppiano a piangere, ma le loro lacrime manifestano due cuori differenti. Ci sono infatti lacrime che esprimono il sentimento per cui gli altri sono per noi e ci sono lacrime che esprimono il sentimento per cui noi siamo per gli altri. Questi due tipi di lacrime generano comportamenti differenti nelle relazioni.
Orpa, il cui nome significa “colei che volge le spalle”, decide di andare per la propria strada e per questa decisione non riceve alcun segno di disapprovazione: la sua decisione è coerente con il suo nome e rivela la sua identità.
Rut fa la scelta opposta e si comporta da amica, rispecchiando così il suo nome che significa “colei che sazia l’amica”.
Noemi, che ha rinunciato ad approfittare delle nuore, ora rischia di perdere l’unica certezza che le è rimasta, ma accetta di correre questo rischio, senza indurire il proprio cuore, senza accartocciarsi sui propri pensieri e senza rendere pesanti le proprie parole. Lo spazio di verità che Noemi concede alle nuore rende possibile la verità delle loro scelte.
Noemi agisce secondo libertà e nella verità di se stessa: non prevalgono i sentimenti, ma emerge la profondità del suo cuore.
Il prezzo del suo amore, che è il rischio di rimanere sola, ben si accorda con l’amore di Gesù: al di fuori di questo tipo di amore c’è solo il tentativo di accaparrarsi gli altri.
Noemi insiste nel chiedere alla nuora di andare via e giustifica questa sua insistenza sulla base della logica dell’ “anche”, cioè anche Orpa ha fatto una cosa giusta che può riguardare Rut.
L’insistenza di Noemi provoca Rut alla libertà e alla responsabilità, la spinge a guardare nel suo cuore. In questo modo Rut potrà fare il proprio percorso di vita senza identificarlo con quello della suocera.
Nella decisione di rimanere con Noemi, Rut manifesta la propria identità e la parentela spirituale con il popolo ebraico, come rivela l’anagramma del suo nome (Torah).
Anche noi possiamo fare l’esperienza di Rut: quando ci avviciniamo alla verità del nostro cuore, siamo anche più capaci di essere vicini agli altri. Non si tratta di avere aspetti del nostro carattere che ci fanno sentire la vicinanza con gli altri, ma di conoscere la verità del nostro cuore e di vivere con questa consapevolezza.
Allora, quando siamo in difficoltà nelle relazioni con gli altri, siamo invitati a vedere quanto siamo distanti dalla profondità del nostro cuore, perché solo lì troveremo la strada per farci vicini.
Come Rut, che appare molto sicura nella risposta che dà a Noemi, possiamo fare esperienza della verità del nostro cuore se pratichiamo il mistero della rinuncia, cioè se rinunciamo a scegliere da soli ciò che è meglio per la nostra vita.
Non è possibile una vera conversione della propria vita senza gli altri, cioè senza accogliere docilmente le situazioni che la vita ci propone e tenendo allo stesso tempo saldi i legami che ci uniscono agli altri.
Rut sceglie di calcare le orme della suocera, rinunciando alla propria strada. Per tutti gli uomini è possibile agire in questo modo, se confidano in Dio, che è garante della vita ed è molto più grande dei vantaggi e degli svantaggi con cui ci troviamo a fare i conti.