Tema: Con voi per sempre
Gv 14,15-17
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Commento
Nel Vangelo di Giovanni il mondo rappresenta tutti coloro che, pur avendo ricevuto la Parola di Dio non credono, e le espressioni “amare” e “osservare i comandamenti” sono pressoché sinonimi.
La preghiera di cui parla l’evangelista è quella che Gesù ha fatto per tutto il Vangelo ed è finalizzata al dono della propria vita per la liberazione degli uomini
Gesù sa di lasciare i suoi nel mondo, che è un contesto ostile nei loro confronti, per questo motivo promette lo Spirito, che è dopo di lui il secondo Paraclito presso il Padre: Gesù ha dato speranza durante la sua vicenda terrena, ma ora deve lasciare i suoi e per questo motivo promette lo Spiritò che dà speranza e sarà per sempre con gli uomini.
Lo Spirito è Paraclito perché sostiene, dà speranza, consola e conforta: è una forza segreta e una compagnia solerte per noi; è il luogo in cui abitano la Chiesa e la comunità, ma è anche ospite nell’intimità della Chiesa.
L’evangelista usa tre preposizioni per indicare la vita con lo Spirito: “con”, per esprimere la comunione; “presso”, per esprimere la prossimità; “in”, per esprimere l’intimità.
Vediamo le accezioni del termine “intimità”.
Intimità è quel modo speciale di stare insieme in cui ci sono la fiducia e l’agire con l’altro, è anche l’intesa facile in cui l’altro è rassicurante e stimolante e in cui si cerca di conoscere ciò che l’altro desidera per poterglielo offrire.
Intimità però non è un luogo comune, caratterizzato da affetto e tenerezza, ma è piuttosto una modalità di relazione con se stessi: quando si coltiva il dialogo interiore, allora è possibile entrare in dialogo con la propria profondità e con la propria verità su se stessi
L’intimità consiste dunque nell’essere vicini alle persone che si amano, come uno stato dell’essere e non come fatto spaziale.
Quando si smarrisce l’intimità con se stessi, si genera lo smarrimento di Dio; se si perde l’intimità verso gli altri, si genera l’indifferenza, che si esprime nel privilegiare se stessi.
L’intimità non può consistere nel conoscere i fatti né nel farsi spazio nella vita dell’altro, ma nel fare spazio all’altro nella propria vita, facendo un passo indietro rispetto a ciò che si cerca solo per sé, per permettere invece all’altro di raggiungere ciò che desidera di realizzare con noi.
Per questo motivo è importante guardarsi negli occhi ascoltando gli altri e non noi stessi; così infatti si consolida l’intimità condivisa.
Per curare l’intimità con se stessi, è importante coltivare il silenzio e cercare il contatto dentro di sé con il proprio riparo, cioè con quella parte di stabilità e tranquillità in cui si sta bene e non siamo agitati: qui c’è lo Spirito e si fa esperienza dell’apertura nella fiducia.
Infine Gesù dice che lo Spirito è in noi, cioè nella nostra intimità, e presso di noi e che lo Spirito è di verità, nel senso che la verità dello Spirito è la rivelazione del mistero di Dio visibile, operante e conoscibile in Gesù.
Occorre dunque fare esperienza di Dio, per liberarsi dalle immagini demoniache di Dio e per conoscere la sua verità.