Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Pane in abbondanza

Lc 15,17

Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!

Mt 6,11

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Commento

La richiesta “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” apre la seconda parte del “Padre nostro”, in cui si chiede al Padre di portare a compimento la nostra umanità.

Il pane è detto “nostro” e “quotidiano”. Da sempre il pane è il segno del fatto che in una casa dove c’è il pane non manca l’essenziale: se c’è il pane, si può pensare con fiducia al futuro.

Il pane indica anche la materia più semplice dell’essere uomini, che consiste nell’essere con gli altri: per questo motivo il pane è detto “nostro”. Qualcuno può pensare che sia piacevole stare da soli, però l’essere uomini porta con sé la spinta a fare digiuno di solitudine e quindi a cercare modi e tempi per stare con gli altri.

Siamo dunque invitati a non abbuffarci di ciò che piace solo a una persona e a vedere se in questo abbiamo fatto digiuno secondo il “Padre nostro”, cioè lasciando lievitare l’essere insieme con gli altri, o se abbiamo pensato solo alla nostra fame e a quello che ci bastava, lasciando gli altri da parte.

Nel primo passo sono riportate le parole del figlio minore che aveva deciso di sperimentare l’indipendenza dal padre. Quel figlio desiderava godersi la vita e non aveva interesse per il pane di casa. Dentro di lui c’era una fame di infinito, che però aveva messo a tacere con tutte le sue pretese.

Quando si accorge di essere solo con la sua fame, si apre per lui, come per ogni uomo, la possibilità del cambiamento. Il suo pensiero però non va subito a suo padre, ma al pane abbondante dei salariati del padre.

In quel figlio vediamo concretizzarsi l’esperienza fondamentale di ogni uomo: nel momento in cui avverte la mancanza di ciò che dava per scontato, comincia a percorrere la strada della conversione.

Anche noi possiamo chiederci dove sono gli altri in questo tempo, se abbiamo desideri di cose essenziali e se ci siamo accorti degli altri che ci stanno intorno.

Infine il pane quotidiano. Nel “Padre nostro” non chiediamo il pane che vogliamo solo per noi, per la nostra fame, ma quello che serve a tutti e che basta solo per un giorno. È la giusta dose del pane per il nostro oggi, che non si accumula e di cui non si può fare indigestione. In altri termini, è come se dicessimo: mi fido di te, Padre; non c’è bisogno che io pensi a me stesso. Il pane nostro è ricevuto, dato e condiviso; è la libertà di essere con gli altri e la responsabilità nei loro confronti.

Possiamo dunque chiederci ancora qual è il pane che stiamo mangiando in questo tempo, se ce lo stiamo accaparrando per noi o se vediamo la fame dei fratelli.

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