Tema: Dove c’è posto?
Canto iniziale: Eri tu
Lc 2,3-7
Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
Commento
Il Figlio di Dio non nasce in un luogo costruito da mani d’uomo, ma in un luogo naturale, una grotta, dove abitualmente si rifugiavano gli animali. Questo aspetto della nascita di Gesù può essere inteso nel senso che le opere di Dio non hanno niente a che fare con quelle dell’uomo. La nascita così come ci è descritta dall’evangelista dice perciò che Gesù appartiene a tutti e non può essere incasellato in una categoria particolare di uomini.
Il Figlio di Dio nasce dal profondo della terra, e questo indica la profondità della coscienza dell’uomo. Le grotte del nostro intimo sono anche chiamate inconscio oppure inferi dell’io. Laddove hanno sede le passioni innominabili e sfrenate, la violenza, l’avidità, proprio là nasce Gesù e nel buio e nell’abisso delle nostre grotte porta la luce. Proprio laddove ci scopriamo impotenti, la luce del Signore risplende nelle tenebre e ci trasforma.
Nella nostra grotta dunque nasce il Signore della vita, che vuole anche crescere in noi: prenderne coscienza significa fare come lui, imitarlo, seguire da vicino e con decisione i suoi passi.