Tema: Un invito per te: vivi il Natale di Gesù
Canto iniziale: Meraviglia
Eb 10,5-7
Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice:
Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,
un corpo invece mi hai preparato.
Non hai gradito
né olocausti né sacrifici per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo
– poiché di me sta scritto nel rotolo del libro –
per fare, o Dio, la tua volontà».
Commento
Natale è un evento che sollecita ogni uomo a ricevere l’invito e il dono a diventare più umani. Se infatti Dio è divenuto uomo, tanto più gli uomini sono chiamati a liberare il divino che hanno dentro.
Non si tratta di un’operazione spirituale o di una scalata, quanto piuttosto di scendere, verso gli uomini, come ha fatto il Figlio. Ognuno è dunque invitato a essere più attento ai bisogni degli altri e all’anelito di felicità che c’è in loro.
Dio non chiede offerte, ma di essere accolto, di abitare nell’uomo, di dilatare le capacità di amare di ogni uomo, che è l’unico santuario in cui Dio può stare.
L’uomo può essere raggiuto da tutti gli aspetti della bontà di Dio grazia alla presenza e all’azione degli altri. Allo stesso tempo riconoscere il proprio corpo significa sentirsi creatura, cioè sentirsi in uno stato continuo di creazione. Questa prospettiva ci porta a riconoscere la nostra umanità, a metterci di fronte al futuro e vedere come Dio ci sta modellando giorno dopo giorno attraverso le mani degli altri.
Per ognuno è possibile diventare più umano, se accetta l’infinita pazienza di pensare il proprio cammino verso la nascita. Siamo in questo mondo non per essere perfetti, ma per essere in cammino; diversamente, se ci fermiamo, se ci accomodiamo, diventiamo inutili.
Il luogo in cui ci si sente in uno stato di continua creazione è la relazione con gli altri, in particolare nei rapporti quotidiani. La volontà del Signore si fa nelle relazioni, dove possiamo scegliere di nascere come figli oppure abortire. Tuttavia nell’intreccio delle relazioni quotidiane ci sono dei nodi che rendono faticosi i rapporti, ma ci sono anche delle opportunità, che ci spingono a cercare risposte nuove e credere che la vita si può declinare in qualsiasi condizione.
Se abbiamo rapporti creativi e liberi, che ci fanno respirare, avremo un orientamento più chiaro; se non ci sottraiamo alle relazioni, saremo incamminati verso la vita.
Se invece lasciamo spazio ai sensi di colpa, alle gelosie, alle pretese, ai sospetti, allora le nostre relazioni saranno così e anche noi saremo allo stesso modo.
Dunque l’orientamento dei nostri rapporti dipende da noi e per nascere ancora oggi c’è da recuperare la fraternità, lo stare insieme per correggere le nostre “maleforme” e recuperare la nostra autenticità di uomini abitati da Dio. Per fare tutto ciò, è necessario aprire il Libro della Parola e interrogarsi sulle proprie relazioni.