Tema: Dove dimori?
Canto iniziale: Lode a Dio
Gv 1,32-34.37-39
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Commento
Giovanni il Battista dice di aver visto lo Spirito discendere e rimanere su Gesù e cita Is 11,2 (Su di lui si poserà lo spirito del Signore), ampliando però il senso del profeta, che parlava solo del messia, e dichiarando che Gesù è il Figlio di Dio.
In tutto il IV Vangelo Gesù viene presentato come figlio di Dio, tanto che alla fine (Gv 20,31) l’evangelista riprende proprio la stessa definizione di Gesù data all’inizio del Vangelo: Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio. Il Battista mette in connessione il fatto che lo Spirto abita in Gesù e la sua identità: lo Spirito, come dice Ireneo, rimane sempre con Gesù, abituandosi a vivere nella carne con l’uomo Gesù.
Allora la domanda dei due discepoli (Dove dimori?) riguarda l’identità di Gesù; in altri termini: qual è la forza che ti fa essere così? L’identità di Gesù consiste nell’essere figlio, perché abita nel Padre e il Padre abita in lui.
“Rimanere” richiama dunque l’idea che Dio è sempre fedele e anche l’idea della casa, che è il luogo che dà forza alla persona.
Gesù sa di dimorare nel Padre, si fida di lui, che rappresenta il rifermento per la sua forza. Sa anche di essere abitato e che il Padre si fida di lui. In questa relazione reciproca sia il Padre sia il Figlio trovano una identità chiara.
Così ogni uomo è abitato da Dio, che rappresenta l’alterità con cui entrare in relazione.
Il Logos, incarnandosi, ha ricevuto un corpo preparato da altri e un’educazione: tutti e due questi aspetti rappresentano un’alterità indispensabile, che permette l’esistenza.
Questa esperienza del Logos, come di qualsiasi uomo, si colloca tra il dono e l’imposizione, anticipando la libertà dell’uomo, e crea una certa ambivalenza.
Gesù scioglie questa ambiguità, identificandosi come Figlio e dichiarando che l’essere abitati dal Padre è una cosa buona. Occorre dunque che ogni uomo si spogli di questa ambivalenza e che accolga il dono gratuito che gli è stato offerto. La conseguenza del suo modo di fare è che Gesù diventa una casa che accoglie tutti. Così, quanto più un uomo accetta di essere abitato dallo Spirto, tanto più diviene capace di abitare il mondo e di essere in relazione con tutti.