Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: …nella città da attraversare fermandosi

Canto iniziale: Ai bordi del cuore

La Chiesa di Cristo può sempre cadere nella tentazione di perdere l’entusiasmo perché non ascolta più la chiamata del Signore al rischio della fede, a dare tutto senza misurare i pericoli, e torna a cercare false sicurezze mondane. Sono proprio i giovani che possono aiutarla a rimanere giovane, a non cadere nella corruzione, a non fermarsi, a non inorgoglirsi, a non trasformarsi in una setta, ad essere più povera e capace di testimonianza, a stare vicino agli ultimi e agli scartati, a lottare per la giustizia, a lasciarsi interpellare con umiltà. Essi possono portare alla Chiesa la bellezza della giovinezza quando stimolano «la capacità di rallegrarsi per ciò che comincia, di darsi senza ritorno, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste». (Papa Francesco, Christus vivit n. 37).

Mc 10,46-52

E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Lc 19,1-10

Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Commento

Gesù è diretto a Gerusalemme ed è costretto a fermarsi a Gerico, che era una città molto antica, gloriosa e ricca: interrompe così il suo viaggio e ritarda il suo progetto, perché sente il grido di un povero, che è ai margini, ed è attirato da un ricco, che si arrampica su un albero per vederlo.

La guarigione di Bartimeo sembra dirci che il discepolo di Gesù deve aprire gli occhi per comprendere quello che sta per accadere, per accettare lo scandalo della morte del Messia.
Gesù guarisce Bartimeo senza toccarlo, perché basta la sua fede. La sua guarigione dunque non è presentata come un miracolo, ma come un’esperienza di fede, in cui credere diventa il punto fondamentale per attraversare la croce.

Il nome di Bartimeo è per metà di origine aramaica e per metà di origine greca, a significare che il racconto non riguarda solo un mendicante, ma anche l’incontro tra il mondo greco/romano, cui l’evangelista si rivolge, con colui che porta la luce della salvezza e della speranza.

Bartimeo è rappresentato come un uomo solo, immagine triste cha ha sullo sfondo una città opulenta. Persone come lui danno fastidio alle folle anche oggi e mettono in evidenza la tentazione che porta gli uomini a diventare indifferenti e aggressivi.

Gesù toglie dai margini quell’uomo che lo chiama ad alta voce e lo rimette al centro della via, cioè della vita della comunità. Lo prende per mano e Bartimeo da mendicante diventa discepolo.
Questo passaggio da mendicante a discepolo è possibile anche per noi ogni giorno e anche a noi Gesù chiede: “Che cosa volete che io faccia per voi?”

La sua è una domanda impressionante: il Figlio di Dio si mette davanti a noi come un servo. Proprio in questo momento Bartimeo lo chiama maestro, perché gli chiede di insegnargli a vedere ciò che può fare.
Lasciamoci dunque guarire da Gesù, lasciamoci guidare da lui per fare parte della sua comunità.

Zaccheo è un uomo molto ricco, che si è aggiudicato l’appalto delle tasse, diventando così ancora più ricco. La curiosità lo spinge a cercare di vedere Gesù, la cui attenzione allo stesso tempo è attratta dall’uomo che è salito sull’albero.

Le parole che Gesù gli rivolge sono piene di affetto e il fatto che un ricco abbia sfiorato il ridicolo per vederlo, lo spinge a interrompere il viaggio verso Gerusalemme e a fermarsi a casa sua. Il brano continua con un tripudio di gioia: Zaccheo, che dentro di sé aveva probabilmente il desiderio di ricattare la propria vita, si ritrova un cuore rinnovato, che lo porta a fare di ciò che aveva accumulato l’occasione per rendere felici gli altri. Anche Gesù è felice, perché la conversione di Zaccheo gli permette di pregustare la Pasqua e vedere realizzata la salvezza che ha portato nel mondo.

Dio guarda con apprensione a ogni uomo, perché il suo desiderio di amare ognuno non è certo che si realizzi, non è cioè scontato che ogni uomo si lasci amare. Zaccheo però si è lascato amare e trasformare da Gesù, che per questo motivo gioisce profondamente.

Canto finale: Il sicomoro

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