Tema: …nella città dove c’è posto per il Signore
Canto iniziale: Il servo di Jahvè
Siamo chiamati al lavoro fin dalla nostra creazione. Non si deve cercare di sostituire sempre più il lavoro umano con il progresso tecnologico: così facendo l’umanità danneggerebbe sé stessa. Il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale. In questo senso, aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro. Tuttavia l’orientamento dell’economia ha favorito un tipo di progresso tecnologico finalizzato a ridurre i costi di produzione in ragione della diminuzione dei posti di lavoro, che vengono sostituiti dalle macchine. È un ulteriore modo in cui l’azione dell’essere umano può volgersi contro sé stesso. La riduzione dei posti di lavoro «ha anche un impatto negativo sul piano economico, attraverso la progressiva erosione del “capitale sociale”, ossia di quell’insieme di relazioni di fiducia, di affidabilità, di rispetto delle regole, indispensabili ad ogni convivenza civile». In definitiva «i costi umani sono sempre anche costi economici e le disfunzioni economiche comportano sempre anche costi umani». Rinunciare ad investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato è un pessimo affare per la società. (Papa Francesco, Laudato sii n. 128).
Mc 14,1-11
Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Azzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturarlo con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo». Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto». Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.
Commento
Per comprendere l’episodio è importante tenere presente che in quel periodo storico il tempio di Gerusalemme era nelle mani dei sadducei, che si erano accordati con i Romani. Nelle sinagoghe invece, come quella che c’era a Betania, erano presenti scribi e farisei, che denunciavano la responsabilità del popolo che non rispettava la legge e per questo ritardava la venuta dell’Unto, del liberatore.
Con Gesù il regno di Dio è già arrivato e si fa vicino a quanti sono ai margini.
Il gesto che la donna compie verso Gesù richiama le unzioni sacerdotali e regali, ma in realtà non è una vera e propria unzione, ma è il dono smisurato del profumo, come dice appunto il verbo greco utilizzato nel passo.
L’episodio si svolge nella settimana che precede la morte di Gesù, che a Betania ha degli amici, nella cui casa si ferma: Simone il lebbroso, Simone il fariseo oltre a Marta, Maria e Lazzaro.
Simone il lebbroso è un uomo che ha conosciuto l’emarginazione e il rifiuto. La donna, che arriva per ultima e non pronuncia nemmeno una parola, compie un gesto che rappresenta la Buona Notizia.
Davanti al gesto della donna i presenti, tra cui ci sono anche gli amici di Gesù, discutono su cosa fare con i poveri. D’altro canto Gesù prende le difese della donna.
Allora come oggi ci sono due modi per entrare in rapporto con i poveri: il primo è quello di chi cerca i ricchi per comprare il profumo e donarlo ai poveri (in questo modo però i poveri sempre legati all’aiuto di qualcuno); il secondo consiste nell’usare il proprio profumo per ungere i poveri, facendo così un’opera di annuncio, per cui i poveri sono i prescelti da Dio e sono i liberatori.
La donna riconosce in Gesù un povero della Galilea e lo unge come colui che morirà per salvare tutti. In questo modo lo tratta come un profeta o un re.
Possiamo dire che è un’illusione che il denaro risolva i problemi dei poveri, come si capisce dalla decisione di Giuda che cerca i modi per consegnare Gesù ai capi dei sacerdoti.
Gesù ci dice che quando ci comportiamo con i poveri di oggi così come fa la donna a casa di Simone, possiamo dire che il regno di Dio è arrivato.
L’episodio è narrato anche da Giovanni: Maria unge i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli. È la prima volta che si trova l’unzione dei piedi nella Bibbia, a indicare che la discepola che ama è l’autorità nella comunità antica. Anche Gesù poco dopo laverà i piedi, mostrandoci ancora una volta che Dio ama senza misura.
Anche Luca racconta l’episodio, che però avviene nella casa di Simone il fariseo: la peccatrice compie un gesto scandaloso baciando i piedi e asciugandoli con i capelli. Il suo è un amore tenero e pieno di pentimento, dice la sua fede che la salva. Possiamo concludere che nella prospettiva di Gesù credere significa avere amore a dismisura tanto da coprire i propri peccati. Negli ultimi versetti del Vangelo di Luca, Gesù conduce i due discepoli di Emmaus verso Betania, da dove poi sale al Padre. Betania rappresenta dunque il punto di incontro tra terra e cielo, tra Dio e l’uomo. Da lì Gesù può saliere al cielo, perché sarà sempre possibile incontrarlo nelle persone che hanno intuito il suo mistero e amano a dismisura come lui.