Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Sei buono e fedele?

Canto iniziale: Salmo 127

Mt 25,14-30

Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

Commento

La parabola è narrata nel capitolo con cui si chiude l’attività pubblica di Gesù e più in generale si inserisce nella sezione che ha come argomento la fine dei tempi. Il personaggio più importante è il terzo servitore, il quale sottolinea che il talento appartiene al padrone, con cui non vuole avere niente in comune e mantiene una distanza di sicurezza.

Agli occhi del padrone il servitore è valido, ma in questa situazione assume un comportamento irrazionale, dettato dalla paura. Per il servitore il padrone è duro e terribile: questa immagine sbagliata però non corrisponde alla realtà, ma alla costruzione del padrone che il servitore si è fatta dentro di sé.

Anche a noi accade che un’immagine sbagliata che ci siamo fatta degli altri possa rovinarci la vita ed è per questo che è importante mantenere aperta la conoscenza degli altri.

Inoltre il servitore non crede neppure in se stesso e non si considera padrone del bene che ha ricevuto. Nella Bibbia la paura è la radice della schiavitù e in effetti il servitore è schiavo, paralizzato, preda dell’ansia, è malvagio nei pensieri ed è pigro nel lavoro: la fatica di accettare la realtà lo espone all’invidia, alla lamentela e a vedere i problemi solo negli altri.

Il servitore non riconosce la chiamata a diventare signore nel lavoro, cioè a essere libero, ma preferisce tirarsi indietro e porre la propria sicurezza in un buco sottoterra. Con questa parabola il Signore ci invita a non perdere tempo, ad accettare il dono che ci fa e a metterci al lavoro. Ci esorta a osare senza lasciarci bloccare da timori e da false immagini.

Canto finale: Custodiscimi

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