Tema: Non è costui…?
Canto iniziale: Salmo 8
Mc 6,1-3
Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Mt 13,54-57
Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua».
Commento
I due brani testimoniano che, prima di cominciare la sua vita pubblica, Gesù era un carpentiere. Era dunque impegnato nel lavorare ferro, legno e pietra principalmente per confezionare utensili per le attività agricole o per quelle legate allevamento del bestiame e in secondo luogo per la costruzione e l’arredamento delle abitazioni. In ogni caso, poiché le richieste di lavoro non dovevano essere molte, gli artigiani come lui erano costretti anche a spostarsi.
Questo tipo di lavoro portava pertanto Gesù a contatto con la popolazione del suo villaggio e di quelli vicini e gli conferiva anche una chiara identità sociale. Inoltre per gli ebrei il lavoro era legato alla torah ed era importante che un padre insegnasse al figlio un mestiere, perché altrimenti per lui ci sarebbe stato il grosso rischio di diventare un ladro. Le domande della folla mettono in evidenza il problema di continuità che la gente coglieva tra il carpentiere e l’uomo che insegna con autorità. È un problema che percepiamo anche noi, che conosciamo Gesù dopo l’inizio della vita pubblica, per cui ci riesce difficile immaginarlo alle prese con un lavoro come tutti.
Invece Gesù ha scelto di immergersi proprio nella quotidianità umana, nel lavoro che produce stanchezza e lascia i segni sul corpo. Gesù ha lavorato per piegare la materia con il fuoco e con gli attrezzi che aveva a disposizione, per dare agli oggetti la forma che desiderava, usando la forza per creare ciò che faceva stare bene la gente. Gesù ha piantato la tenda nel mondo duro del lavoro di ogni giorno, per rendere la vita degli altri più umana e conviviale.
Allo stesso tempo, proprio nel lavoro ha cominciato ad assumersi il peccato dello sfruttamento dell’uomo e si è impegnato per la sua liberazione. Possiamo allora dire con Josef Ratzinger che «la nuova alleanza non comincia nel tempio, né sulla montagna santa, ma nella piccola casa della Vergine, nella casa del lavoratore».