Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Cambierò le sorti

Canto iniziale: Come potrei, figlio mio

Am 9,11-15

In quel giorno rialzerò la capanna di Davide,
che è cadente;
ne riparerò le brecce, ne rialzerò le rovine,
la ricostruirò come ai tempi antichi,
perché conquistino il resto di Edom
e tutte le nazioni
sulle quali è stato invocato il mio nome.
Oracolo del Signore, che farà tutto questo.
Ecco, verranno giorni
– oracolo del Signore –
in cui chi ara s’incontrerà con chi miete
e chi pigia l’uva con chi getta il seme;
i monti stilleranno il vino nuovo
e le colline si scioglieranno.
Muterò le sorti del mio popolo Israele,
ricostruiranno le città devastate
e vi abiteranno,
pianteranno vigne e ne berranno il vino,
coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto.
Li pianterò nella loro terra
e non saranno mai divelti da quel suolo
che io ho dato loro»,
dice il Signore, tuo Dio.

Di fronte alla Parola ognuno è invitato a riconoscere le proprie reazioni, le domande e i pensieri.

Commento

Il centro del brano, che è il finale del libro di Amos, è rappresentato dal versetto 14 (Muterò le sorti del mio popolo Israele…), che rappresenta un dolcissimo oracolo di speranza: il cambiamento è frutto dell’opera di Dio, che per amore del suo popolo decide di prendersi cura del resto di Israele.

Vediamo che la giustizia di Dio arriva a compimento: c’è chi paga per colpe di cui è responsabile e c’è chi, convertendosi, vede recuperata la propria vita.In questo senso tutto il libro di Amos rivela che il castigo di Dio non è inevitabile e che il castigo non è lo scopo ultimo di Dio nei confronti di coloro che ama.Accanto a questi aspetti, il profeta mette in evidenza come il peccato sociale interessi a Dio, che è molto attento alla vita concreta della città.

Ogni ordine sociale è sotto il giudizio di Dio, che coltiva sempre la speranza della conversione dell’uomo.

Dio interviene abbattendo i prepotenti, cercando strade per la salvezza e la liberazione dei poveri. Dio interviene ogni volta che c’è una debolezza da proteggere, una schiavitù da redimere, una vita che è sul punto di spegnersi.

L’esilio insegnerà al popolo l’umiltà e la coscienza del peccato. Il giorno del giudizio appare ed è doloroso, ma è anche l’inizio del tempo di grazia, che fa presagire un nuovo esodo verso la terra della promessa, dove nascerà il vero Israele, in cui non ci saranno divisioni, ingiustizie e abbonderanno i rapporti fraterni.

Nel brano l’azione di Dio è descritta da sette verbi (rialzare, riparare, rialzare, ricostruire, cambiare le sorti, piantare e fare), cui corrispondono altrettante azioni dell’uomo (conquistare, ricostruire, abitare, piantare, bere, coltivare e mangiare).

La reciproca corrispondenza di queste azioni dà il senso della pienezza e della definitività dell’esodo, della nuova creazione in cui anche noi siamo impegnati, dopo aver abbandonato del tutto gli idoli che ci allontanano dal Signore.

Canto finale: Dall’abisso

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