Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Andiamo, vediamo

Canto iniziale: Kenosis (I strofa e ritornello)

Lc 2,15-18

Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.

Commento

Nella Palestina dei tempi di Gesù i pastori non erano persone benviste, anzi erano spesso uomini messi ai margini della società e confinati in questo lavoro che li teneva lontani da tutti.

In realtà bisogna distinguere tra i pastori proprietari delle greggi, che erano persone ricche, benestanti e con una casa propria, e gli altri pastori, che conducevano le pecore e che erano pagati per questo lavoro. Proprio questi ultimi, che erano considerati alla stregua di banditi, hanno ricevuto per primi l’annuncio della nascita di Gesù.

Oggi quei pastori sarebbero gli emarginati della società, gli zingari, per esempio, oppure i clochard ecc… tutte quelle persone che suscitano in qualche modo dubbio e sospetto. A loro l’angelo si sarebbe rivolto per calmare le paure e per dare la bella notizia della nascita di Gesù.

I pastori non capirono molto di ciò che gli angeli avevano annunciato, ma si fecero almeno l’idea che a Betlemme era successo qualcosa straordinario. Per questo motivo si muovono insieme, forse lasciando incustodite le pecore che appartenevano ad altri, per vedere la parola che hanno ascoltato.

Oggi viviamo in un tempo in cui si è impoverito lo sguardo, in particolare il senso collettivo della vista. Eppure è proprio questo sguardo comune che avvicina gli orizzonti di più persone e facilita il movimento insieme. Oggi invece lo sguardo è prevalentemente singolare ed è anche imprigionato, tanto che vedere insieme sembra addirittura una perdita.

I pastori invece, in uno sguardo comune, vedono nel già di un bimbo il non ancora di un mondo plurale e aprono la porta alla speranza, che è collettiva e viva quando gli uomini non sono sedati e costretti a fissare lo sguardo solo ciò che è proprio, sui confini ristretti delle proprie povertà e dei bisogni.

Oggi gli uomini sono preda delle paure che producono sempre più solitudine. I pastori invece non avevano paura di perdere qualcosa, non erano sedati e per questo non avevano pensato di tutelarsi, ma si sono mossi insieme, quali viaggiatori della speranza, così come oggi tanti immigrati compiono un viaggio insieme per sfuggire a Paesi in cui ci sono guerra, povertà e fame. Allora proprio dai pastori di ieri e di oggi possiamo imparare lo sguardo collettivo sul mondo che ci sta attorno. Così con loro e come loro potremmo dire: Andiamo…

Canto finale: Kenosis (II strofa e ritornello)

Questo sito utilizza cookie atti a migliorare la navigazione degli utenti.
Chiudendo questo banner tramite il pulsante "ACCETTA" e proseguendo la navigazione sul sito se ne autorizza l'uso in conformità alla nostra Cookie Policy