Tema: Fame e sete di ascoltare la Parola
Canto iniziale: Una parola (I strofa e ritornello)
Am 8,1-12
Ecco ciò che mi fece vedere il Signore Dio:
era un canestro di frutta matura.
Egli domandò: «Che cosa vedi, Amos?».
Io risposi: «Un canestro di frutta matura».
Il Signore mi disse:
«È maturata la fine per il mio popolo, Israele;
non gli perdonerò più.
In quel giorno i canti del tempio diventeranno lamenti.
Oracolo del Signore Dio.
Numerosi i cadaveri,
gettati dovunque.
Silenzio!
Ascoltate questo,
voi che calpestate il povero
e sterminate gli umili del paese,
voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio
e si potrà vendere il grano?
E il sabato, perché si possa smerciare il frumento,
diminuendo l’efa e aumentando il siclo
e usando bilance false,
per comprare con denaro gli indigenti
e il povero per un paio di sandali?
Venderemo anche lo scarto del grano”».
Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:
«Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere.
Non trema forse per questo la terra,
sono in lutto tutti i suoi abitanti,
si solleva tutta come il Nilo,
si agita e si abbassa come il Nilo d’Egitto?
In quel giorno
– oracolo del Signore Dio –
farò tramontare il sole a mezzogiorno
e oscurerò la terra in pieno giorno!
Cambierò le vostre feste in lutto
e tutti i vostri canti in lamento:
farò vestire ad ogni fianco il sacco,
farò radere tutte le teste:
ne farò come un lutto per un figlio unico
e la sua fine sarà come un giorno d’amarezza.
Ecco, verranno giorni
– oracolo del Signore Dio –
in cui manderò la fame nel paese;
non fame di pane né sete di acqua,
ma di ascoltare le parole del Signore».
Allora andranno errando da un mare all’altro
e vagheranno da settentrione a oriente,
per cercare la parola del Signore,
ma non la troveranno.
Di fronte alla Parola ognuno è invitato a riconoscere le proprie reazioni, le domande e i pensieri.
Commento
Ormai il profeta è stato allontanato e la comunità si trova in una situazione di grave degenerazione, come dimostrano il disordine sociale, l’oppressione e la violenza. Nel concreto ogni uomo è svuotato della propria dignità e i legami fraterni sono smantellati.
Il metro con cui il profeta rilegge la condizione del popolo non è un’ideale di giustizia. La sua parola si basa sulla rivelazione che Dio ha affidato sul Sinai con le tavole della Legge. In questa prospettiva appare evidente che i rapporti ingiusti che si sono creati sono impossibili all’interno del popolo di Dio, poiché la giustizia garantisce la vita comune. Agli occhi di Dio, infatti, ogni ingiustizia è un abominio. Ciò comporta la necessità di ritessere la trama dei rapporti spezzati, riconoscendo il diritto degli altri, e permette alla vita di esprimersi, superando la violazione dei rapporti di fraternità.
Per il profeta uomini e donne che hanno la stessa fede sono fratelli. Pertanto la sua non è una critica sociale fine a se stessa, ma intende denunciare la rottura più profonda che si è creata tra l’uomo e Dio.
La denuncia del profeta condanna i potenti non perché siano potenti, ma perché sono oppressori, perché non si sono comportanti da figli del popolo di Israele, ma hanno coltivato l’illusione di essere i signori.
La minaccia fondamentale che qui viene promessa è l’assenza di Dio, che mantiene in vita, è il silenzio di Dio, che è peggio della morte, perché porterà il popolo a vagare nel vuoto. I tempi sono maturi per la fine del popolo e non è più possibile convertirsi. I segni di distruzione che sono presentati dal profeta non annunciano la fine del mondo, ma l’intervento di Dio nella storia, che sconvolge e turba gli uomini.
Generalmente ci si accorge di quanto ci si è allontanati dal Signore solo dopo che la catastrofe è in atto. Infatti, quando si comincia a cercare invano la Parola, ci si accorge della mancanza del silenzio di Dio.
Il profeta dice che Dio si nasconde, non si fa trovare dall’uomo che non lo cerca e si ostina a rimanere nelle proprie strade.