Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Vattene, veggente

Canto iniziale: Ai bordi del cuore

Am 7,12-17

Amasia disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritirati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno». Amos rispose ad Amasia e disse:
«Non ero profeta né figlio di profeta;
ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
Il Signore mi prese,
mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse:
Va’, profetizza al mio popolo Israele.
Ora ascolta la parola del Signore: Tu dici: “Non profetizzare contro Israele, non parlare contro la casa d’Isacco”. Ebbene, dice il Signore: “Tua moglie diventerà una prostituta nella città, i tuoi figli e le tue figlie cadranno di spada, la tua terra sarà divisa con la corda in più proprietà; tu morirai in terra impura e Israele sarà deportato in esilio lontano dalla sua terra”».

Di fronte alla Parola ognuno è invitato a riconoscere le proprie reazioni, le domande e i pensieri.

Amos si presenta come il profeta che è chiamato dal Signore e che non ha alcuna garanzia che gli viene dagli uomini. Nel suo contrasto con Amasia si può vedere il contrasto tra il rinnovamento profetico suscitato dalla presenza di un carisma e il potere politico e religioso che cerca di mantenere il controllo.

Am 7,12-17

Commento

Nelle parole chiare e lucide di Amasia si può comprendere bene come il sistema religioso del suo tempo sia a servizio del potere politico.

Amos non dà peso alle parole di Amasia e dichiara apertamente di essere chiamato dal Signore e non dal re. Questa coscienza gli consente di pronunciare parole durissime, libere e irreprensibili: per lui essere profeta non è un mestiere, ma significa obbedire a una chiamata e pronunciare le parole del Signore.

Dall’altra parte, la collusione con il potere rende Amasia cieco rispetto alla luce dello Spirito, con la conseguenza di immaginarsi l’Onnipotente secondo la propria misura: la sua religione è asservita e non lo porta a cercare dov’è il Signore, ma a compiacere il potente.

Amos invece si presenta senza credenziali, si fa forte del suo lavoro, non difende interessi propri, non manipola il messaggio, denuncia le comodità del conformismo che esclude i poveri: è stato un pastore ed è abituato a stare dietro al gregge e nel gregge, quindi a essere vicino al popolo.

Nella storia di Amos si può intravedere una situazione ricorrente nel corso del tempo, in cui è protagonista il profeta disamato da una parte e il potere civile e religioso dall’altra.

Ancora oggi i profeti che ascoltiamo sono forti solo della Parola del Signore e lottano contro il potere che cerca di metterli ai margini e, quando è possibile, di ucciderli.

La voce di Amos come quella degli altri profeti è piccola, ma non può essere messa a tacere con facilità. La sua fermezza riposa nella certezza che il Signore opera nella storia: come il filo a piombo verifica se un muro è dritto o meno, così la Parola del Signore coniuga insieme carità e giustizia e offre la speranza di una vita che può essere sempre rinnovata dall’amore.

Canto finale: Mi chiedi appena

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