Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Che cosa vedi?

Canto iniziale: Io non dovrei

Am 7,1-11

Ecco ciò che mi fece vedere il Signore Dio: quando cominciava a germogliare la seconda erba, quella che spunta dopo la falciatura per il re, egli formava uno sciame di cavallette. Quando quelle stavano per finire di divorare l’erba della regione, io dissi: «Signore Dio, perdona! Come potrà resistere Giacobbe? È tanto piccolo». Il Signore allora si ravvide: «Questo non avverrà», disse il Signore. Ecco ciò che mi fece vedere il Signore Dio: il Signore Dio chiamava a una lite per mezzo del fuoco che consumava il grande abisso e divorava la campagna. Io dissi: «Signore Dio, desisti! Come potrà resistere Giacobbe? È tanto piccolo». Il Signore allora si ravvide: «Neanche questo avverrà», disse il Signore Dio. Ecco ciò che mi fece vedere il Signore Dio: il Signore stava sopra un muro tirato a piombo e con un filo a piombo in mano. Il Signore mi disse: «Che cosa vedi, Amos?». Io risposi: «Un filo a piombo». Il Signore mi disse: «Io pongo un filo a piombo in mezzo al mio popolo, Israele; non gli perdonerò più. Saranno demolite le alture d’Isacco e saranno ridotti in rovina i santuari d’Israele, quando io mi leverò con la spada contro la casa di Geroboamo». Amasia, sacerdote di Betel, mandò a dire a Geroboamo, re d’Israele: «Amos congiura contro di te, in mezzo alla casa d’Israele; il paese non può sopportare le sue parole, poiché così dice Amos: “Di spada morirà Geroboamo, e Israele sarà condotto in esilio lontano dalla sua terra”».

Di fronte alla Parola ognuno è invitato a riconoscere le proprie reazioni, le domande e i pensieri.

Finora Amos ha osservato tutto e ha parlato. In questo brano è il Signore che parla e Amos si mette in ascolto. Il Signore usa l’immagine del filo a piombo per dire che non c’è più tempo per la conversione e che il intervento è ormai imminente.

Am 7,1-11

Commento

Il Signore prende l’iniziativa e chiama Amos, che ascolta con attenzione, cerca di intercedere in favore dei piccoli del popolo mettendo di fronte al Signore le fragilità dei deboli.

Amos chiede al Signore di essere buono: sa bene infatti che il Signore desidera sempre la conversione e concede sempre tempo a tutta l’umanità perché possa convertirsi. Possiamo dire allora che fino a quando c’è un profeta, c’è sempre una speranza non solo per i piccoli, che sanno che il Signore è dalla loro parte, ma anche per chi è chiuso nel proprio orgoglio, perché avrà ancora una possibilità per cambiare.

Amos non è un semplice trasmettitore della Parola del Signore ed è per questo motivo che prende l’iniziativa di intercedere. La sua posizione non è facile, come non lo è neppure quella di Dio, il cui intervento non nasce da cattiveria o da un capriccio.

Nel rapporto con Amos, fatto di ascolto e dialogo, il Signore concede al profeta il tempo necessario per comprendere i motivi della sua decisione, gli permette di raggiungere una comprensione più profonda dei fatti e gli fa vedere come gradualmente il popolo stia maturando la decisione di negare il Signore: ormai l’ingiustizia di alcuni si sta diffondendo con conseguenze che toccano tutti. L’immagine del filo a piombo fa capire che è necessario correggere la costruzione, portare a livello e, in altri termini, porre fine al regno di Geroboamo, al potere dei corrotti e al dominio di pochi ricchi su tanti.

L’intervento del Signore si comprende meglio in base a ciò che avverrà a breve: il popolo espellerà il profeta, facendo in modo che non ci sia più chi difenda la vita e parli di salvezza. Amos rappresenta un intercessore quasi perfetto alla stregua di Abramo e Mosè, perché dialoga con il Signore, lo ascolta e si impegna davanti a lui per la salvezza di tanti.

Infatti la parola di Amos è di denuncia, urta la volontà dei grandi, dà fastidio a chi lo ascolta, è sgradito ad Amasia, per il quale Amos è un folle che annuncia una notte lunga e la distruzione. Amasia è colpito nel vivo dalle parole di Amos, per questo sollecita l’intervento del re. Tuttavia oltre al potere religioso Amos mette in crisi la tranquillità del sistema e dello stato. Amos denuncia anche tra di noi coloro che trasformano un giudizio che è semplicemente individuale in un giudizio collettivo, creando separazioni più o meno forti.

Canto finale: Umana libertà

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